IL MANCATO POTENZIAMENTO DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE COSTRINGE I PAZIENTI A RIVOLGERSI AGLI OSPEDALI CHE NON SONO PIU’ IN GRADO DI DARE RISPOSTE A TUTTI A CAUSA DEL TAGLIO DEI POSTI LETTO STABILITO DAL DM 70 DEL 2015

Nell’ambito delle audizioni informali, in videoconferenza, in merito al “potenziamento e riqualificazione della medicina territoriale nell’epoca post Covid” (atto n. 569) l’Ufficio di presidenza della commissione igiene e sanità del Senato ha sentito il 3 novembre scorso il Presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Domenico Mantoan.

Dai dati presentati, secondo quanto riferito da IlSole24ore, sono emerse le profonde differenze nel rapporto tra infermieri e popolazione rispetto agli altri paesi europei: addirittura ha 13 infermieri per ogni mille abitanti mentre in Italia siamo molto sotto a questo parametro. Secondo dati elaborati personalmente alcune province sono addirittura sotto al 6×100.

Ma in Italia anche il rapporto posti letto abitanti è molto basso e addirittura inferiore a quello previsto dal famoso DM 70 del 2015 che prevede il 3×1000 per gli acuti e lo 0,7 per la riabilitazione.

Si sarebbe dovuta potenziare l’assistenza domiciliare, ma questo, a distanza cinque anni ancora non è stato fatto per cui i pazienti seguitano a rivolgersi agli ospedali dove trovano strutture non più adeguate ad accoglierli.

Ora, sotto la spinta dell’emergenza COVID sembra che qualcosa comincia a muoversi a livello di assistenza territoriale e che tra Unità Speciali di Continuità Assistenziali (USCA) e infermieri di comunità finalmente si cercherà di assistere a casa malati ed anziani. Ma il tempo stringe e gli ospedali sono al collasso e con essi il sistema dell’emergenza territoriale.