ISTAT RAPPORTO ANNUALE 2020 – LA SITUAZIONE DEL PAESE ALL’EPOCA DEL COVID-19

La ventottesima edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese dell’ISTAT esamina lo scenario venutosi a creare con l’irrompere dell’emergenza sanitaria e verifica gli effetti sulla società e sull’economia dell’Italia.

L’emergenza sanitaria ha messo in luce punti di forza e criticità del sistema sanitario. Le politiche di austerità adottate nel corso degli anni lo hanno reso più efficiente, ma impreparato ad affrontare uno shock di domanda come quello imposto dalla pandemia.

Il livello territoriale non è riuscito ad arginare l’emergenza con tempestività e i casi di COVID-19 si sono dovuti riversare negli ospedali che, a loro volta, si sono dimostrati in difficoltà nel fronteggiare una simile pressione, a causa della costante diminuzione delle risorse economiche, del personale sanitario e dei posti letto subita nel corso degli ultimi decenni. Il protrarsi delle politiche di controllo della spesa sanitaria, secondo la Corte dei Conti, ha fatto registrare tra il 2009 e il 2018 una riduzione, in termini reali, delle risorse destinate alla sanità particolarmente consistente, che ha acuito i divari in termini di spesa sanitaria pubblica pro capite.

Secondo le stime dell’Ocse, nel 2018 la spesa pro capite in Germania e in Francia era, rispettivamente, doppia e superiore del 60 per cento a quella italiana.

L’emergenza sanitaria ha certamente influenzato la quantità e il tipo di offerta del sistema sanitario. I primi dati disponibili, riferiti ad alcune regioni, testimoniano che i servizi sanitari regionali hanno reagito positivamente limitando l’offerta ordinaria, rinviando gli interventi programmati differibili e scoraggiando la domanda non urgente.

Una particolare attenzione nel rapporto è posta alla condizione di vita degli anziani.

La condizione di vita per la maggior parte degli anziani, per le ragioni appena riferite e per il progresso culturale a cui si è assistito nel corso degli anni, non corrisponde più allo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza continua, tanto da rappresentare un peso per la società e per le famiglie. La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute, tuttavia, anche quando esse non sono ottimali, il grado di soddisfazione per la vita espressa dalle persone è mediamente buono.

Le analisi multivariate dimostrano che quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita, dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa.
Circa il 33% degli anziani ultraottantenni, cioè 2 milioni e 137 mila, gode di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate.

Questo collettivo esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, può contare in caso di bisogno di una rete di amici, parenti e conoscenti.
Gli anziani che risiedono nei comuni fino a 10.000 abitanti hanno un livello di istruzione mediamente
più basso e più spesso definiscono le proprie condizioni di salute come buone o ottime: più di 8 anziani su 10 riferiscono di stare bene o molto bene (rispetto al 23,5% della media), nell’84% dei casi dichiarano di non avere alcuna limitazione nello svolgere le attività
quotidiane (rispetto al 29,2%) e quasi la metà di loro non riferisce nessuna patologia cronica (rispetto al 12,3% del totale). Nella maggior parte dei casi non svolgono attività di partecipazione culturale o sociale e non usano internet, ma un anziano su tre svolge qualche attività fisica nel tempo libero.

Gli anziani che vivono nelle aree metropolitane, circa l’11,9% degli ultraottantenni, sono caratterizzati da un livello di istruzione mediamente più elevato, che si associa a una più intensa partecipazione sociale: l’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di
internet. Queste persone, inoltre, svolgono più frequentemente attività fisica.

Vi è poi un gruppo di anziani, numericamente limitato (circa il 6%), che abita nelle grandi città e che, nonostante l’età avanzata, esprime livelli di partecipazione sociale e culturale addirittura più intensi e articolati di quelli di molte persone più giovani. Si tratta di ottuagenari che vivono in coppia, hanno un alto livello di istruzione (il 19,4% è laureato, rispetto al 4,4% del totale) e dichiarano risorse economiche ottime o adeguate in più dell’83% dei casi. È un gruppo molto attivo culturalmente: il 60,5% ha visitato musei, il 43,9% monumenti e visto spettacoli teatrali, oltre un terzo è andato al cinema o ad ascoltare concerti di musica classica.
Una quota di anziani pari al 27% si trova invece in condizioni svantaggiate: si tratta di persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti.

IL DIRETTORE GENERALE DELL’OMS HA FATTO IL PUNTO SULLA SITUAZIONE DEL COVID

dott. Tedros Adhanom Gebreyesus

In occasione del periodico briefing dei media sul COVID-19 il direttore generale dell’OMS ha pronunciato il seguente discorso:

Domani sono trascorsi sei mesi da quando l’OMS ha ricevuto le prime notizie di un gruppo di casi di polmonite di causa sconosciuta in Cina.

L’anniversario di sei mesi dell’epidemia coincide con il raggiungimento di 10 milioni di casi e 500.000 morti. 

Questo è un momento per tutti noi per riflettere sui progressi che abbiamo fatto e sulle lezioni che abbiamo imparato e raccomandarci di fare tutto il possibile per salvare delle vite. 

Sei mesi fa, nessuno di noi avrebbe potuto immaginare come il nostro mondo – e le nostre vite – sarebbero stati gettati in subbuglio da questo nuovo virus.

La pandemia ha portato alla luce il meglio e il peggio dell’umanità.

In tutto il mondo abbiamo assistito ad atti commoventi di resilienza, inventiva, solidarietà e gentilezza. 

Ma abbiamo anche visto segni di stigma, disinformazione e politicizzazione della pandemia. 

Negli ultimi sei mesi, l’OMS e i nostri partner hanno lavorato incessantemente per supportare tutti i paesi nella preparazione e nella risposta a questo nuovo virus.

Oggi pubblichiamo una cronologia aggiornata e dettagliata della risposta dell’OMS alla pandemia sul nostro sito Web, in modo che il pubblico possa vedere cosa è successo negli ultimi sei mesi in relazione alla risposta. 

Illustra la gamma del lavoro dell’OMS per fermare la trasmissione e salvare vite umane. 

Abbiamo lavorato con ricercatori, clinici e altri esperti per riunire la scienza in evoluzione e trasformarla in orientamento. 

Milioni di operatori sanitari si sono iscritti ai corsi attraverso la nostra piattaforma di apprendimento online OpenWHO.org.

Abbiamo lanciato la prova di solidarietà, per trovare rapidamente le risposte ai farmaci più efficaci.

Abbiamo lanciato voli di solidarietà per spedire milioni di kit di test e tonnellate di dispositivi di protezione individuale in molti paesi. 

Abbiamo lanciato il Solidarity Response Fund, che ha raccolto oltre 223 milioni di USD per la risposta.

Tre importanti attività innovative di solidarietà.

E abbiamo collaborato con la Commissione europea e diversi partner per lanciare ACT Accelerator, per garantire che una volta che un vaccino è disponibile, sia disponibile per tutti, specialmente quelli che sono maggiormente a rischio.

Venerdì abbiamo lanciato l’ACT Accelerator Investment Case, che stima che saranno necessari oltre 31 miliardi di dollari per accelerare lo sviluppo, un’equa allocazione e consegna di vaccini, diagnostica e terapia entro la fine del prossimo anno.

Durante il fine settimana, l’OMS è stata orgogliosa di collaborare alla conferenza di impegno “Global Goal: Unite for Our Future”, organizzata dalla Commissione europea e da Global Citizen. 

L’evento ha mobilitato nuove risorse per rispondere alla pandemia di COVID-19 a livello globale, anche a supporto di ACT Accelerator.

Sebbene un vaccino sarà un importante strumento a lungo termine per il controllo di COVID-19, ci sono cinque priorità su cui ogni singolo paese deve concentrarsi ora, per salvare vite umane ora.

Innanzitutto, potenziare le comunità. Ogni individuo deve capire di non essere indifeso: ci sono cose che tutti dovrebbero fare per proteggere se stessi e gli altri. La tua salute è nelle tue mani.

Ciò include l’allontanamento fisico, l’igiene delle mani, la copertura della tosse, la permanenza a casa in caso di malessere, l’uso di maschere quando appropriato e la condivisione di informazioni solo da fonti affidabili.

Potresti essere in una categoria a basso rischio, ma le scelte che fai potrebbero essere la differenza tra la vita e la morte per qualcun altro. 

In secondo luogo, sopprimere la trasmissione. Che i paesi non abbiano casi, gruppi di casi o trasmissione della comunità, ci sono passi che tutti i paesi possono prendere per sopprimere la diffusione del virus.

Garantire che gli operatori sanitari abbiano accesso all’addestramento e ai dispositivi di protezione individuale.

Migliora la sorveglianza per trovare casi.

L’intervento più importante per spezzare le catene di trasmissione non è necessariamente altamente tecnologico e può essere eseguito da un’ampia gamma di professionisti. Traccia e mette in quarantena i contatti.

Molti paesi hanno effettivamente utilizzato professionisti non sanitari per tracciare i contatti.

Terzo, salva delle vite.

L’identificazione precoce e l’assistenza clinica salvano vite.

Fornire ossigeno e desametasone a persone con malattie gravi e critiche salva la vita.

E prestare particolare attenzione ai gruppi ad alto rischio, inclusi gli anziani nelle strutture di assistenza a lungo termine, salva vite.

Il Giappone ha fatto questo: ha una delle più alte popolazioni di anziani, ma il suo tasso di mortalità è basso e la ragione è ciò che abbiamo appena detto: molti paesi possono farlo, possono salvare vite umane.

In quarto luogo, accelerare la ricerca.

Abbiamo già imparato molto su questo virus, ma ce ne sono ancora molte che non sappiamo e ci sono ancora strumenti di cui abbiamo bisogno.

Questa settimana indicheremo un secondo incontro per valutare i progressi della ricerca e dello sviluppo e rivalutare le priorità di ricerca per la prossima fase della pandemia. 

E quinto, leadership politica.

Come abbiamo detto più volte, l’unità nazionale e la solidarietà globale sono essenziali per attuare una strategia globale per sopprimere la trasmissione, salvare vite umane e ridurre al minimo l’impatto sociale ed economico del virus. 

Indipendentemente dalla fase in cui si trova un paese, queste cinque priorità, se attuate in modo coerente e coerente, possono invertire la tendenza.

L’OMS continuerà a fare tutto il possibile per servire i paesi con scienza, solidarietà e soluzioni. 

La domanda critica che tutti i paesi dovranno affrontare nei prossimi mesi è come convivere con questo virus. Questa è la nuova normalità. 

Molti paesi hanno implementato misure senza precedenti per sopprimere la trasmissione e salvare vite umane.

Queste misure hanno avuto successo nel rallentare la diffusione del virus. Ma non l’hanno completamente fermato. 

Alcuni paesi stanno vivendo una ripresa dei casi mentre iniziano a riaprire le loro economie e società.

Molte persone rimangono sensibili. Il virus ha ancora molto spazio per muoversi.

Vogliamo tutti che questo finisca. Vogliamo tutti andare avanti con le nostre vite. 

Ma la dura realtà è: questo non è nemmeno vicino alla fine. 

Sebbene molti paesi abbiano compiuto alcuni progressi, a livello globale la pandemia sta accelerando.

Siamo tutti in questo insieme e siamo tutti in questo per il lungo raggio.

Nei mesi a venire avremo bisogno di maggiori riserve di resilienza, pazienza, umiltà e generosità. 

Abbiamo già perso così tanto – ma non possiamo perdere la speranza. 

Questo è il momento di rinnovare il nostro impegno a potenziare le comunità, a sopprimere la trasmissione, a salvare vite umane, ad accelerare la ricerca e la leadership politica e morale.

Ma è anche il momento per tutti i paesi di rinnovare il loro impegno per la copertura sanitaria universale come pietra angolare dello sviluppo sociale ed economico – e per costruire il mondo più sicuro, più equo, più verde e più inclusivo che tutti noi desideriamo. 

A DISTANZA DI OLTRE 30 GIORNI DAL D.L. 34/2020 MOLTE REGIONI NON HANNO ANCORA APPROVATO IL PIANO PER LA RIORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITA’ OSPEDALIERA

Fonte: Instant Report Covid-19 ALTEMS

In base all’art. 2 del decreto legge 19 maggio 2020 n.34 entro trenta giorni, cioè entro il 19 del mese di giugno tutte le regioni avrebbero dovuto approvare specifici piani di riorganizzazione dell’attività ospedaliera per il potenziamento della rete ospedaliera e delle terapie intensive.

L’ Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica in un suo recentissimo Istant Report Covid-19 ha provato a fare una verifica sul rispetto di questa data da parte delle regioni.

Al momento solo le seguenti tredici regioni e province autonome hanno provveduto ad adottare le loro delibere: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Sardegna, Toscana e Veneto.

Mancano: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata e Sicilia.

Il problema è che tra le regioni inadempienti ce ne sono alcune che hanno avuto ed hanno ancora molti casi.

Ci si chiede cosa abbiano intenzione di fare i responsabili della programmazione e i presidenti delle stesse regioni.
 

CON IL CODICE DEI CONTRATTI ALL’EPOCA DEL COVID-19

Dall’entrata in vigore del Codice dei contratti (D.lgs 50/2016) si contano ben dodici provvedimenti che hanno apportato oltre 500 modifiche a quasi tutti gli articoli del Codice, in alcuni casi molto significativi.

L’ultimo di detti provvedimenti con carattere di generalità in ordine di tempo è stato il D.L. 32/2019 convertito con legge 55/2019 che all’art. 1 reca modifiche al codice dei contratti pubblici e la sospensione sperimentale dell’efficacia di alcune disposizioni in materia di appalti pubblici e in materia di economia circolare.

Con la norma citata, con il dichiarato fine di rilanciare gli investimenti pubblici e di facilitare l’apertura dei cantieri per la realizzazione delle opere pubbliche è stato stabilito che fino al 31 dicembre 2020 non trovano applicazione, a titolo sperimentale, molte norme del Codice dei contratti pubblici, e in particolare le seguenti:

a) articolo 37, comma 4, per i Comuni non capoluogo di provincia, quanto all’obbligo di avvalersi delle centrali uniche di acquisto;

b) articolo 59, comma 1, quarto periodo, con cui era stato introdotto il divieto dell’affidamento dell’appalto integrato consistente nell’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione di lavori;

c) articolo 77, comma 3, quanto all’obbligo di scegliere i commissari tra gli esperti iscritti all’Albo istituito presso l’ANAC di cui all’articolo 78, fermo restando l’obbligo di individuare i commissari secondo regole di competenza e trasparenza, preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante.

Infine con il citato D.L. 32/2019 convertito con legge 55/2019 è stato inserito all’art. 216 del D.lgs 50/2016 il comma 27-octies secondo cui entro centottanta giorni dalla sua entrata in vigore avrebbe dovuto essere emanato un regolamento unico recante disposizioni di esecuzione, attuazione e integrazione del Codice sui compiti del RUP, sulla progettazione dei lavori, sul sistema di qualificazione dei contraenti, sulle procedure sotto soglia comunitaria, sulla direzione lavori, ecc.

Pur essendo trascorso quasi un anno dalla scadenza del termine previsto non vi è traccia del regolamento, né si ha notizia della proposta di legge d’iniziativa del Presidente Conte (A.C. 1162) con cui veniva delegato il Governo ad emanare una ulteriore “razionalizzazione” del Codice dei contratti pubblici.

A seguito della proclamazione dello stato di emergenza di sanità pubblica decisa dal Governo il 30 gennaio 2020 sono state adottate una serie di disposizioni che autorizzano le stazioni di appalto in campo sanitario ad agire in deroga al D.lgs 50/2016 che possono essere così riassunte:
D.L. 18/2020 convertito con legge 27/2020
-art. 5-bis: disposizioni finalizzate a facilitare l’acquisizione di dispositivi di protezione e medicali;
-art. 5-ter: disposizioni per garantire l’utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia;
-art. 5-quater: misure di semplificazione per l’acquisto di dispositivi medici;
-art. 5-quinquies: acquisto di dispositivi di assistenza ventilatoria;
-art. 72, comma 2 lettera a)
-art.75: acquisti per lo sviluppo di sistemi informativi per la diffusione del lavoro agile e di servizi i rete;
-art. 86: misure urgenti per la funzionalità degli istituti penitenziari;
-art.87-bis: misure di ausilio al lavoro agile;
-art. 91: disposizioni in materia di anticipazione de prezzo in materia di contratti pubblici;
-art.99: erogazioni liberali;
-art.120: piattaforme per la didattica a distanza;

D.L. 34/2020: misure urgenti di sostegno al lavoro
-Art.103 emersione di rapporti di lavoro;

Lo stato di emergenza legato al Covid-19 può giustificare il ricorso a procedure a evidenza pubblica in via d’urgenza anche discostandosi dal rispetto di alcune disposizioni del codice appalti, al fine di avviare con celerità il rapporto contrattuale; ma alcuni punti vanno rispettati.

Il TAR Lazio, Roma, con la recentissima sentenza n. 5436/2020 ha confermato come la situazione di emergenza non consenta di derogare all’imprescindibile possesso, da parte dell’operatore economico aggiudicatario, dei requisiti previsti dall’articolo 80 del D.lgs 50/2016. La carenza di questi requisiti in sede di verifica successiva comporta l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione.

PUBBLICATO IL NUOVO DPCM 11 GIUGNO CON NUOVE MISURE PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA DA COVID-19

Sulla Gazzetta Ufficiale 147 dell’11 giugno è stato pubblicato un nuovo DPCM in pari data con il quale allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale si applicano in particolare le seguenti misure:
a) i soggetti con infezione respiratoria caratterizzata da febbre (maggiore di 37,5°) devono rimanere presso il proprio domicilio, contattando il proprio medico curante;
b) l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento di cui all’articolo 1, comma 8, primo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; è consentito l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto nel rispetto delle linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8;
c) è consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8;
d) è consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti;
e) a decorrere dal 12 giugno 2020 gli eventi e le competizioni sportive – riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali – sono consentiti a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate ed Enti di Promozione Sportiva, al fine di prevenire o ridurre il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; anche le sessioni di
allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli di cui alla presente lettera;
f) l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, ovvero presso altre strutture ove si svolgono attività dirette al benessere dell’individuo attraverso l’esercizio fisico, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo Sport, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), fatti salvi gli ulteriori indirizzi operativi emanati dalle regioni e dalle province autonome, ai sensi dell’art. 1, comma 14 del decreto-legge n. 33 del 2020;
g) a decorrere dal 25 giugno 2020 è consentito lo svolgimento anche degli sport di contatto nelle Regioni e Province Autonome che, d’intesa con il Ministero della Salute e dell’Autorità di Governo delegata in materia di sport, abbiano preventivamente accertato la compatibilità delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori, in conformità con le linee guida di cui alla lettera f per quanto compatibili;
h) le attività dei comprensori sciistici possono essere svolte a condizione che le regioni e le province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi; detti protocolli o linee guida sono adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali e comunque in coerenza con i criteri di cui all’allegato 10;
i) lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica, a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento, nel rispetto delle prescrizioni imposte dal questore ai sensi dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
mm) le attività degli stabilimenti balneari sono esercitate a condizione che le regioni e le province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi. Detti protocolli o linee guida sono adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto di quanto stabilito dalla presente lettera e comunque in coerenza con i criteri di cui all’allegato 10. Per tali attività e nelle spiagge di libero accesso deve essere in ogni caso assicurato il mantenimento del distanziamento sociale, garantendo
comunque la distanza interpersonale di sicurezza di un metro, secondo le prescrizioni adottate dalle regioni, idonee a prevenire o ridurre il rischio di contagio, tenuto conto delle caratteristiche dei luoghi, delle infrastrutture e della mobilità. I protocolli o linee guida delle regioni riguardano in ogni caso:
1) l’accesso agli stabilimenti balneari e gli spostamenti all’interno dei medesimi;
2) l’accesso dei fornitori esterni;
3) le modalità di utilizzo degli spazi comuni, fatte salve le specifiche prescrizioni adottate per le attività di somministrazione di cibi e bevande e di ristorazione;
4) la distribuzione e il distanziamento delle postazioni da assegnare ai bagnanti;
5) le misure igienico-sanitarie per il personale e per gli utenti;
6) le modalità di svolgimento delle attività ludiche e sportive;
7) lo svolgimento di eventuali servizi navetta a disposizione degli utenti;
8) le modalità di informazione agli ospiti e agli operatori circa le misure di sicurezza e di prevenzione del rischio da seguire all’interno degli stabilimenti balneari;
9) le spiagge di libero accesso;

L’ALTA SCUOLA DI ECONOMIA A MANAGEMENT DEI SISTEMI SANITARI NEL SUO 10° RAPPORTO PUNTA L’ATTENZIONE SUI LIVELLI DI ASSISTENZA AI PAZIENTI ONCOLOGICI DURANTE L’EPIDEMIA

L’Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari del’Università Cattolica, ha pubblicato il nuovo report del 4 giugno elaborato in collaborazione con il Dipartimento Scienze della vita e sanità pubblica della facoltà di medicina del Gemelli e il Gruppo di organizzazione aziendale dell’università di Catanzaro.

Nel nuovo Report, dopo aver analizzato l’andamento dell’epidemia nelle varie regioni viene affrontato il problema dell’impatto dell’emergenza COVID-19 sui livelli di assistenza offerti a specifiche categorie di pazienti.

Per prima è stata approfondita l’area oncologica.
Il Rapporto afferma che l’emergenza ha avuto ripercussioni in termini di:
• Posti letto disponibili. Il 70% dei reparti di oncologia chirurgica, che hanno risposto ad una survey nazionale su invito (Torzilli 2020), dichiara di avere avuto una riduzione nei posti letto disponibili. Nell’83% la riduzione ha riguardato anche i posti letto disponibili in TI;
• Personale a disposizione sia per diretto coinvolgimento nella gestione della fase di emergenze, e conseguente ridefinizione delle mansioni, sia per infezione da COVID-19 (Indini 2020, Torzilli 2020, Brandes 2020);
• Volumi di attività. Nell’indagine di Torzilli 2020 emerge che Il 52% dei reparti ha avuto una contrazione dell’attività ambulatoriale. Mentre dalla survey AIPO (Jereczek-Fossa 2020) risulta che il 30.4% dei dipartimenti ha riscontrato una contrazione complessiva dell’attività del 10-30%;
• Attività chirurgica. Il numero di procedure chirurgiche effettuate in mediana in una settimana è passato da 3.8 (IQR 2.7-5.4) pre COVID a 2.6 (IQR 2.2-4.4) post COVID (p=0.036) (Torzilli 2020), con conseguenti ripercussioni sulle liste di attesa;
• Accesso agli esami diagnostici. Sono state riportate difficoltà da parte dei clinici di accedere ad esami quali TC, RM, PET-TC etc.
Al momento mancano evidenze in merito agli esiti conseguente a tale contrazione delle attività.
In generale, lo sforzo fatto è stato di garantire comunque l’operatività di un team multidisciplinare capace di seguire il paziente anche in remoto.

La telemedicina sembra giocare un ruolo chiave per garantire la continuità di cura, se si tiene conto dell’esperienza, ad esempio, riportata per l’Emilia Romagna (Brandes 2020).

Due pubblicazioni forniscono evidenze in merito alla percezione dei pazienti oncologici. Se da un lato emerge il bisogno dei pazienti di certezza delle cure, dall’altro è confermato l’impatto dell’emergenza COVID-19 sull’accesso alle cure.

Il 36% dei pazienti ha lamentato sospensione di esami diagnostici e visite di followup.

MEMORIA DELLA CORTE DEI CONTI SUL D.L. 34/2020 RECANTE MISURE URGENTI IN MATERIA DI SALUTE E DI SOSTEGNO ALL’ECONOMIA

Roma, Corte dei conti, ex caserma Montezemolo, ingresso di via Baiamonti

La Corte dei conti il 28 maggio ha trasmesso alla V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei deputati la propria Memoria sul decreto-legge n. 34/2020 recante misure urgenti in materia di salute e di sostegno al lavoro e all’economia (A.C. 2500).

“Come già osservato in occasione della manovra finanziaria dello scorso marzo, in un contesto di emergenza sanitaria quale quello che stiamo attraversando, la politica di bilancio è chiamata a giocare un ruolo indispensabile” osserva la magistratura contabile, aggiungendo che “La necessità di prevedere un lungo periodo di convivenza con il virus (in attesa degli sviluppi attesi sul fronte delle cure e del vaccino) richiede, innanzitutto, di rafforzare il sistema sanitario adeguandolo ad una emergenza particolare, consentendo in tal modo di corrispondere alle attese di cura dei cittadini. Di qui non si può che condividere lo sforzo operato nel decreto di incidere sull’assistenza territoriale, prevedendo misure che, pur concepite nell’emergenza, sembrano destinate a estendere la loro validità anche oltre tale limite”.

Il documento, richiesto nell’ambito del ciclo di audizioni sul d.l 34/2020, dopo aver esaminato il contesto macroeconomico in cui si colloca l’intervento e il quadro complessivo della manovra, si sofferma sulle singole misure e in particolare su quelle per la sanità scrivendo quanto segue.

Il decreto prevede per il sistema sanitario interventi per 3,2 miliardi nel 2020 e 1,7 miliardi nel 2021 (al lordo degli oneri riflessi), che si vanno ad aggiungere a quelli già stanziati con il decreto “Cura Italia” (1,4 miliardi). A tale importo si aggiungono poi 1,5 miliardi destinati alla Protezione civile per la gestione del prosieguo dell’emergenza.
Si tratta di misure che riguardano l’assistenza territoriale (1,256 miliardi nel 2020), il riordino degli ospedali ed il rafforzamento dei posti di terapia intensiva (1,467 miliardi), il personale sanitario (430,9 milioni), la sanità militare (87 milioni) e i contratti di specializzazione medica (105 milioni per finanziare 3.800 contratti di specializzazione medica in più).
Viene poi ridotta al 5 per cento dal 2021 e abolita, fino al 31 dicembre 2020, l’Iva su mascherine e altri prodotti utili in questa emergenza, una misura che comporta minori entrate per 257 milioni nell’anno in corso e 317 a partire dal prossimo esercizio.
Numerose poi le norme rilevanti ma prive di effetti finanziari, dirette a risolvere difficoltà di carattere pratico legate alla fase che stiamo vivendo, quali ad esempio il rinnovo delle prescrizioni farmaceutiche o il prolungamento della durata dei piani terapeutici per la fornitura di ausili e dispositivi medici, ma anche il potenziamento delle basi conoscitive del sistema sanitario.

All’art. 1 si prevede che le Regioni adottino piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale, per un monitoraggio costante e un tracciamento precoce dei casi e dei contatti, al fine della relativa identificazione, isolamento e trattamento. Dovranno essere incrementate le attività di sorveglianza attiva e di monitoraggio presso le residenze sanitarie assistite e le altre strutture residenziali. I piani sono recepiti nei programmi operativi di cui all’art.18, comma 1, del decreto-legge 18/2020 (comma 1).

Complessivamente tali misure comportano una maggiore spesa di 1.256,6 milioni nel 2020 e 1.246,5 milioni a decorrere dal 2021. Mentre per l’esercizio in corso viene corrispondentemente innalzato il livello di finanziamento del fabbisogno nazionale standard cui concorre lo Stato, dal prossimo sono a valere sulle risorse previste a legislazione vigente.
Viene inoltre interamente ripartito tra le regioni l’importo autorizzato per il 2020, di cui 1.184,4 milioni in proporzione alla quota di accesso al fabbisogno indistinto, mentre le risorse destinate alle centrali operative sono ripartite in base ai costi di attivazione e funzionamento delle stesse. Per quanto riguarda il 2021 e anni successivi, si provvede alla ripartizione dei 480 milioni annui relativi all’assunzione degli infermieri di comunità. Nei limiti della maggiore spesa come ripartita, si autorizzano le regioni a derogare ai vincoli posti dalla legislazione vigente alle assunzioni di personale (comma 10).
In continuità con quanto già disposto nella recente decretazione d’urgenza connessa all’emergenza sanitaria, gli interventi normativi hanno assunto, naturalmente, carattere di straordinarietà e di eccezionalità che, tuttavia, non facilitano quel processo di armonizzazione delle regole in materia di lavoro pubblico, di cui continua ad avvertirsi la necessità. Anche nel provvedimento in esame, la gran parte delle misure che sono state adottate in materia di personale hanno riguardato principalmente il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale attraverso l’estensione temporale delle modalità di reclutamento straordinario di personale medico ed infermieristico anche, in taluni casi, attraverso contratti di lavoro autonomo. Oltre al personale del SSN anche quello militare dell’area sanitaria è inserito in questo processo di rafforzamento emergenziale con specifiche previsioni. Altrettanto indispensabili, per far fronte al maggior carico di lavoro del personale coinvolto nell’emergenza, appaiono gli interventi normativi che alimentano, con risorse ad hoc, i fondi che remunerano la gravosità delle condizioni di lavoro oltre che i fondi per corrispondere i compensi per lavoro straordinario dei settori maggiormente esposti.
Pur non disconoscendo la complessità generale del momento la Corte, come peraltro già segnalato in recenti relazioni al Parlamento, auspica che la disciplina del personale che opera alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni possa formare oggetto di un più organico intervento normativo che consenta di ridurre le criticità che hanno caratterizzato il lavoro nelle pubbliche amministrazioni durante lo scorso decennio e che, data la fase emergenziale, si sono manifestate principalmente nel settore della sanità.

All’art. 2 si dispone il riordino della rete ospedaliera al fine, da un lato, di ridefinire e rendere strutturale la risposta alla domanda di aumento delle necessità assistenziali nel prosieguo della situazione infettivologa, anche facendo fronte ad eventuali accrescimenti improvvisi della curva pandemica, e, dall’altro, di ripristinare gradualmente le attività ordinarie. Ciò, contestualmente alla previsione di una adeguata rete logistica, organizzata per la rotazione e distribuzione delle attrezzature e strumentazioni.
Le regioni dovranno garantire l’incremento di attività in regime di ricovero in terapia intensiva, tramite un apposito Piano di riorganizzazione.

Per tali finalità è autorizzato uno stanziamento di 1,467 miliardi per il 2020, di cui si dispone la ripartizione tra le regioni, al netto dei 54,3 milioni previsti per le strutture mobili. Ulteriori 25 milioni per gli oneri di manutenzione sono previsti a decorrere dal 2021, a valere sul livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard per l’anno di riferimento.
A seguito dell’approvazione dei piani operativi, tali risorse sono trasferite al Commissario straordinario che procederà alla loro attuazione, in raccordo con le regioni ed eventualmente delegando i propri poteri ai Presidenti delle stesse. Le regioni e gli enti dei rispettivi SSR provvedono alla rendicontazione delle spese sostenute, come previsto dall’art. 18 del decreto-legge 18; qualora le regioni abbiano già provveduto alla realizzazione delle opere prima dell’entrata in vigore del decreto in esame, il Commissario provvede a finanziarle a valere su tali risorse.

Per la realizzazione delle opere edilizie, che sono proprietà delle rispettive aziende del SSN, si può procedere in deroga alle disposizioni di cui al d.P.R. 380/2001, dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi locali e, sino alla fine dello stato di emergenza (31 gennaio 2021) agli obblighi del d.P.R. 151/2011.
È poi disposta una spesa di 430,9 milioni per il 2020 e 347 milioni a decorrere dal 2021 per il personale sanitario. Gli importi, di cui si dispone la ripartizione in base alle quote di accesso al finanziamento del FSN, sono relativi per 51,9 milioni (83,2 milioni nel 2021) al personale necessario all’operatività dei mezzi di trasporto (comma 5, 2° periodo), da assumere con decorrenza 15 maggio 2020; per 189 milioni nel 2020 (263,9 dal 2021) ad integrazione delle somme previste dal decreto-legge 18/2020 per le assunzioni del personale ospedaliero necessario al rafforzamento dei posti di terapia intensiva (commi 1 e 7); per 190 milioni ad integrazione delle risorse stanziate dal decreto-legge 18, di cui si dispone la modifica dell’articolo 1, commi 1 e 2, al fine di utilizzarle non solo per la remunerazione del lavoro straordinario, ma più in generale come riconoscimento di un’indennità per le condizioni di lavoro più gravose (comma 6)..
L’articolo 2 comma 6 estende la portata applicativa di una delle disposizioni già contenute nel d.l. n. 18/2020 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020), con cui erano state individuate risorse ulteriori per far fronte alle “prestazioni di lavoro straordinario” del personale coinvolto nell’emergenza sanitaria. La Corte aveva già segnalato in occasione dell’audizione parlamentare per la conversione del citato provvedimento d’urgenza, che sarebbe stato necessario riformulare la previsione normativa tenendo conto della nuova articolazione delle risorse contrattuali definita nei recenti contratti nazionali di lavoro del personale medico e delle professionalità sanitarie. La formulazione ora proposta, pertanto, fa riferimento ai fondi che remunerano tutte le particolari condizioni di lavoro e non solo i compensi per il lavoro straordinario. La disposizione consente, inoltre, alle regioni ed alle province autonome di aumentare la quantità complessiva delle risorse già stanziate per i fondi contrattuali in questione, fino al doppio del loro attuale valore.

Si autorizzano inoltre le regioni, comprese quelle in Piano di rientro, a riconoscere alle strutture inserite nei piani adottati in attuazione dell’art. 3, comma 1, lett b), del d.l. 18 la remunerazione di una specifica funzione assistenziale per i maggiori costi correlati all’allestimento dei reparti e alla gestione dell’emergenza e un incremento tariffario per le attività rese a pazienti Covid. (art. 4).

Nelle conclusioni, la Corte avverte: “Come già osservato in occasione del decreto dello scorso marzo, determinante sarà erogare rapidamente agli aventi diritto i fondi stanziati, riducendo al minimo quei passaggi amministrativi non indispensabili che possono determinare un rallentamento e, quindi, una riduzione nell’efficacia delle misure assunte”.

LE LINEE DI INDIRIZZO ORGANIZZATIVO DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER IL POTENZIAMENTO DELLA RETE OSPEDALIERA PER EMERGENZA COVID-19

Dal sempre informatissimo “QUOTIDIANO SANITA'” si apprende che con una nuova Circolare in data 29 maggio n. 11254 il Ministero della salute ha trasmesso le Linee di indirizzo organizzativo per il potenziamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19 in attuazione dell’art.2 del D.L. 34/2020.

Da quanto si apprende dalla circolare, sottoscritta dal direttore generale Urbani e dalla direttrice generale Ugenti, la lettura dei dati di contesto mostra che circa il 50% dei pazienti COVID-19 positivi ha necessitato di ricovero ospedaliero e, di questi ultimi, il 15% circa ha richiesto il ricovero in terapia intensiva o, comunque, assistenza in area ad alta intensità di cure (con l’utilizzo del supporto alla ventilazione con metodiche non invasive NIV – CPAP o invasive con IOT/TRACHEOSTOMIA fino a trattamenti in ECMO) per periodi lunghi anche di tre o più settimane.
Covid-19 si è dimostrata una malattia sistemica che non si limita alla sola funzione respiratoria, talvolta compromessa in modo assai grave (ARDS), ma è in grado di attaccare più sistemi d’organo, direttamente o indirettamente.
Come era già avvenuto in altri eventi epidemici o pandemici (influenza H1N1, influenza Aviaria, SARS, MERS, Ebola) i pazienti possono richiedere il ricovero in terapia intensiva in grado di fornire un adeguato supporto per una o più funzioni d’organo. Il decorso della malattia ha dimostrato una elevata percentuale di ricoveri in terapia intensiva con una mortalità vicina al 50%.
Si rende, pertanto, necessario migliorare la “preparedness” del Servizio Sanitario Nazionale ad affrontare le emergenze epidemiche o pandemiche, ormai con ricorrenza prevedibile intorno ai 5-10 anni.
È parte essenziale della programmazione la capacità di rispondere ai picchi di richiesta “emergenziale” con implementazione di trattamenti ad alta intensità di cura.
La prima fase emergenziale di accrescimento della curva del contagio dai casi di infezione SARSCoV-2, al fine di garantire la necessaria risposta dell’offerta assistenziale, è stata affrontata anche con la sospensione dell’attività ordinaria procrastinabile di ricovero ospedaliero e la contestuale riconversione di molte unità operative, nonché sale operatorie. In particolare, l’attivazione dei posti letto per la gestione dei pazienti COVID-19 è stata organizzata con diverse modalità. Dall’analisi dei piani di gestione dell’emergenza COVID-19 elaborati nella prima fase emergenziale da gran parte delle regioni, sono emersi diversi modelli di riferimento:
a. definizione di strutture/stabilimenti a destinazione e trattamento esclusivo di patologie COVID-19 connesse;
b. riconversione parziale di strutture ospedaliere non esclusivamente dedicate e con gestione di patologie COVID-19 e prosecuzione dell’assistenza all’interno della rete dell’emergenza, con separazione dei percorsi;
c. allestimento di ospedali da campo o di unità mobili, soprattutto ai fini dell’implementazione e diversificazione delle aree di pre-triage e triage;
d. riconversione di unità operative di degenza o di servizi in reparti COVID-19 a media o alta intensità di cure, terapie semi intensive e terapie intensive attraverso la riattivazione di spazi dismessi.
Risulta ora necessario rendere strutturale la risposta all’aumento significativo della domanda di assistenza legata al prosieguo della situazione infettivologica COVID-19, ai suoi esiti ed a eventuali accrescimenti improvvisi della curva epidemica, nonché per eventuali ed ulteriori emergenze epidemiche. È, altresì, indispensabile il graduale ripristino delle attività ordinarie, riportando a regime
la rete ospedaliera sul modello Hub & Spoke, mantenendone il più possibile le funzioni e la flessibilità alla rapida conversione.
L’incremento di posti letto in area critica, oltre a potenziare strutturalmente la rete ospedaliera, si rende necessario per:
-migliorare la capacità di fronteggiare adeguatamente le eventuali emergenze epidemiche;
-rendere effettiva la disponibilità di posti letto per affrontare la presenza protratta nel tempo delle infezioni da SARS-CoV-2, rafforzando la risposta di assistenza nella fase di ripresa delle attività lavorative, nonché per fronteggiare l’impatto di eventuali nuovi focolai;
-l’utilizzo di una quota parte di questi posti letto per il pieno recupero di attività pre e postoperatorie ordinarie di chirurgia maggiore a medio-alta complessità;
-rafforzare la preesistente dotazione di posti letto di terapia intensiva, rendendola adeguata a fronteggiare subitanee necessità in emergenza e consolidare idonei percorsi di trattamento sia nella linea della emergenza ordinaria, sia rispetto alla necessaria disponibilità per lo sviluppo delle reti specialistiche;
-favorire la qualità e la sicurezza dell’attività ospedaliera ordinaria; a tal proposito è opportuna una organizzazione delle terapie intensive, incluse quelle pediatriche, per livelli di complessità (dal monitoraggio invasivo fino alla sostituzione di funzione d’organo);
-ottimizzare l’organizzazione di adeguati spazi post-operatori in coerenza con il mantenimento degli standard dei tempi di attesa chirurgici anche oncologici, cardio e neurochirurgici nonché di altre discipline quali il trattamento conservativo dei politraumi, dei pazienti ortopedici, neurologici, affetti da patologie croniche, patologie rare e invalidanti;
-decongestionare le aree critiche dei Pronto Soccorso e della Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza, spesso sovraffollate di pazienti critici necessitanti di elevata intensità di cure.
La condizione attuale rappresenta l’opportunità per rendere organiche gran parte delle innovazioni assistenziali attuate nelle condizioni di emergenza e completare il percorso verso l’intensità di cura e la continuità assistenziale multidisciplinare e multiprofessionale.
A tal fine sarà necessario armonizzare tali innovazioni nell’ambito delle ordinarie attività di monitoraggio previste dal Regolamento sugli standard ospedalieri vigente.

Le tabelle con i dati delle somme per ciascuna regione per ora si possono trovare proprio sul sito del Quotidiano sanità: http://www.quotidianosanita.it/

IL VACCINO SIA UN BENE PUBBLICO GLOBALE E NON UN DIRITTO PER POCHI

Il Ministro Speranza nella biblioteca del Ministero nella sede di Lungotevere a Ripa

Il Ministro della salute Roberto Speranza nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato “..l’importanza dell’OMS e la necessità di rafforzare il suo ruolo centrale, soprattutto in tempi di crisi. Ma questo vuol dire lavorare insieme per costruire un’Agenzia più forte, ripensando il suo ruolo e le sue funzioni. Dobbiamo assicurarci che sia completamente indipendente da influenze esterne, politiche o finanziarie, e che sia guidata solo dalla scienza. In questo senso è importante che gli Stati contribuiscano con risorse umane e finanziarie con l’unico obiettivo di aumentare la preparazione e la risposta dei singoli Paesi con il supporto di alto livello tecnico e scientifico dell’Agenzia al servizio di tutti gli individui”.

Molto apprezzata la parte del discorso di Speranza dedicata al vaccino: “Una sfida fondamentale è rappresentata dallo sviluppo di un vaccino per il COVID-19 sicuro ed efficace. Dobbiamo impegnarci perché il vaccino sia considerato un bene pubblico globale, un diritto di tutti e non un privilegio per pochi”.

Voglio ricordare a questo proposito che lo scopritore del vaccino per la poliomielite Albert Bruce Sabin rinunciò a brevettarlo donandolo all’umanità.

PUBBLICATO IL NUOVO DPCM 17 MAGGIO 2020 CON LE DISPOSIZIONI ATTUATIVE AL D.L. 19/2020

Con la pubblicazione avvenuta sulla G.U. di domenica 17 maggio del nuovo DPCM recante disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 si è entrati finalmente nella c.d. Fase2.

Il DPCM conferma la precauzione de Governo anche in questa fase dato che una accelerazione della riduzione delle misure di contenimento potrebbe creare rischi gravissimi.

Pertanto, pur restando numerosi divieti e limitazioni, sono state rese possibili alcune attività soprattutto dal punto di vista della mobilità personale.

Al decreto sono allegati 17 documenti contenenti linee guida per quanto riguarda le cerimonie religiose, per la mobilità con tutti i mezzi pubblici, per tutti i settori di produzione, per le attività sportive, ecc.

Qui è possibile scricare la G.U. 126/2020 con il testo del DPCM 17 maggio 2020:

https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/downloadPdf?dataPubblicazioneGazzetta=20200517&numeroGazzetta=126&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo=0&estensione=pdf&edizione=0