LA RIFORMA SANITARIA SOSPESA… RILANCIAMOLA DOPO 40 ANNI

Sono anni che mi batto per ricordare che il Servizio Sanitario Nazionale è basato su prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera e che fino ad ora è stato troppo sbilanciato verso quest’ultima che avrebbe dovuto essere solo l’ultima fase di cura delle malattie.

Per troppo tempo l’ospedale è stato visto, anche per ragioni campanilistiche come l’unico luogo di cura,dimenticando di investire sulla prevenzione e e sui servizi distrettuali.

Ancora oggi assistiamo a personaggi politici che promettono un ospedale di mille posti letto per essere eletti.

Solo alcune regioni, all’inizio timidamente e poi con sempre maggiore convinzione hanno scelto la strada delle Case della Salute, come una struttura intermedia in grado di avvicinare l’assistenza ai cittadini sia visibilmente, in quanto si tratta di una struttura intermedia, che concretamente.

Proprio allo scopo di divulgare questa novità già alcuni anni fa ho scritto alcuni saggi e poi la prima edizione del mio “Manuale per le Case della Salute”

Ora purtroppo l’epidemia che ha colpito anche il nostro Paese ha ricordato a tutti i politici l’importanza della prevenzione e dell’assistenza territoriale per intercettare le malattie ed evitare il loro aggravarsi.

Sul documento che il Governo ha pubblicato ieri per progettare il rilancio del paese si leggono quelli che sono definiti i punti chiave per un’Italia più equa e più inclusiva ed al primo posto troviamo:

-Rafforzamento delle reti sanitarie del territorio
e della prossimità delle strutture del Servizio
Sanitario Nazionale ai cittadini
– Rafforzamento dei servizi di prevenzione
-Rinnovata integrazione tra politiche sanitarie e
politiche sociali
-Valorizzazione delle politiche per il personale
sanitario
Potenziamento della Sanità Militare (presìdi
ospedalieri e rete interforze di laboratori di
analisi chimico-cliniche, in sinergia con il Servizio
Sanitario Nazionale).

Si tratta di un elenco di buoni proponimenti che per essere attuato richiederà una lunga serie di iniziative legislative che, mi auguro, possano riscuotere l’approvazione del Parlamento, quello stesso che in questi ultimi lunghi trenta anni, ha condotto all’aziendalizzazione e poi alla progressiva privatizzazione del SSN.

Pertanto bene il rafforzamento della prevenzione, ma occorrerà riempire questa idea di buoni contenuti per le varie fasce di età, per le varie categorie e per la prevenzione dei tanti, troppi infortuni sul lavoro che ancora oggi mietono vittime.

Benissimo il rafforzamento delle politiche per il territorio e delle reti di prossimità, ma servirà molto personale qualificato a rapporto d’impiego.

Saranno necessari anche molti decreti attuativi (pensiamo che già ora il Ministero della salute in base al DL 34/2020 deve emanarne otto).

Ma prima di tutto sarebbe ora che venisse fatto il punto su “pubblico o privato”, una domanda che chi a suo tempo approvò il National Health Service si era posto decidendo nettamente per il pubblico, tanto che la case di cura private non erano convenzionate con il NHS e potevano lavorare solo per pazienti a pagamento.

Lo stesso discorso valeva e vale in Gran Bretagna per i medici di famiglia (e i pediatri di libera scelta), da sempre dipendenti e formati in ospedale.

Insomma, sarebbe ora che la prima proposta di riforma sanitaria presentata all’inizio degli anni ’70 dall’allora Ministro Mariotti rimasta sospesa a causa del presidente del Consiglio Colombo (e poi modificata strada facendo dalla DC che decise di non toccare molti interessi), venisse completata.

A quaranta anni dall’attuazione della riforma, andrebbero ridiscussi proprio questi principi fondamentali, infatti se è bellissimo parlare di rafforzare prevenzione e territorio il problema è capire come, dato che mentre la prevenzione ai privati non interessa dato che non produce vantaggi ma se ne servono talora solo per farsi pubblicità e per avvicinare possibili clienti, sul territorio troviamo in azione moltissimi privati che fanno assistenza domiciliare, che gestiscono laboratori di analisi, gabinetti radiologici, poliambulatori, gabinetti di fisiochinesiterapia, ecc. ecc.

Volendo allargare il discorso all’assistenza ospedaliera troviamo che spesso il 50% dei posti letto in molte regioni è coperto da privati accreditati e che all’interno degli ospedali pubblici la quasi totalità dei servizi è affidata a imprese o cooperative private.

Nel mio ultimo saggio “Salute uguale per tutti…noi credevamo” , c’è una parte dedicata proprio al problema della esternalizzazione e della reinternalizzazione dei servizi.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere la questione dei Fondi assicurativi che negli ultimi anni hanno ricevuto anche dei benefici fiscali da parte del Parlamento e che indeboliscono il SSN.

Last but not the least: il problema della prevenzione della corruzione, che inevitabilmente sarà più facile gestire se non si dovranno più fare gare per l’affidamento all’esterno dei servizi e se ci saranno meno soggetti esterni da controllare. A questo proposito ricordo che secondo l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità il fenomeno della corruzione inciderebbe per oltre sei miliari di euro sulla spesa sanitaria.

Sappiamo che il Ministro Speranza è molto determinato su questi punti e che è circondato da persone qualificate, dobbiamo quindi augurarci che tutto vada per il meglio.

LA PROPOSTA PER LA DEFINIZIONE DEI COMPITI DEL NUOVO INFERMIERE DI FAMIGLIA E DI COMUNITA’

Tra i punti qualificanti del nuovo decreto legge 34/2020 è previsto il potenziamento dell’assistenza territoriale utilizzando una serie di strumenti tra i quali è prevista l’istituzione dell’infermiere di famiglia e di comunità.

Proprio in questi giorni è stata presentato dalla sen. Boldrini un nuovo disegno di legge (A.S. 1751) con il quale si prevede di attribuire a questa nuova figura i seguenti compiti:
a) è responsabile della gestione dei pro­cessi infermieristici in ambito comunitario,compreso quello familiare, operando in col­laborazione con un’ équipe multidisciplinare al fine di favorire la soddisfazione dei biso­gni di salute degli individui e delle famiglie e di gestire le malattie e le disabilità croni­che;
b) in associazione con altre figure pro­fessionali, fornisce consigli sugli stili di vitae sui fattori di rischio;
c) si rende garante della presa in carico del paziente lungo l’intero percorso assisten­ziale e della continuità delle cure, promuo­vendo la cooperazione tra gli operatori coin­volti nel percorso di cura; effettua educa­zione terapeutica rendendosi altresì garante dell’adesione dei pazienti ai necessari con­trolli periodici, nonché della cura e della ri­levazione, al loro insorgere, dei problemi sa­nitari delle famiglie attraverso la valutazione infermieristica precoce;
d) identifica gli effetti dei fattori socio-economici sulla salute della famiglia e attiva l’intervento o l’inserimento nella rete dei servizi territoriali; è responsabile dell’assi­stenza infermieristica rivolta alle persone e alle famiglie in ambito comunitario, nonché dei modelli assistenziali proposti, con atten­zione agli aspetti preventivi, curativi e riabi­litativi clinico-assistenziali e psico-educativi,in una prospettiva multidisciplinare;
e) analizza i bisogni del paziente e della famiglia e garantisce sul territorio la continuità assistenziale contribuendo alla promozione della salute;
f) è responsabile della gestione dei pro­cessi assistenziali sanitari e socio-sanitari nell’ambito della comunità, prendendo in ca­rico il paziente con i suoi bisogni assisten­ziali, definendo gli interventi in collabora­zione con il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o il consulente me­dico specialista, sostenendo l’integrazione delle attività di altri operatori sanitari e so­cio-sanitari, nonché occupandosi dell’educa­zione sanitaria del paziente e dei suoi fami­liari;
g) agisce in stretta collaborazione con il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta e gli altri componenti della rete dei servizi sanitari, secondo strategie inte­grate.

Questa proposta arriva poco dopo che l’OMS ha resa pubblica la desi­gnazione dell’anno 2020 come «anno del­l’infermiera/e», prevedendo iniziative cele­brative in tutto il mondo.