CENTO GIORNI PER LA SANITA’

I Cent-Jours storicamente indicano il periodo compreso tra il ritorno di Napoleone Bonaparte a Parigi dall’esilio dell’Elba e la restaurazione della dinastia dei Borbone con Luigi XVIII; l’espressione fu usata dal Prefetto di Parigi, il conte di Chabrol l’8 luglio 1815 nel suo discorso di benvenuto al re.

Anche in Italia, come in molti Paesi esteri, è nata l’abitudine di utilizzare questa locuzione per indicare le cose più urgenti da scrivere nell’agenda del nuovo Presidente, quelle che possano dare un segnale sull’orientamento che vuole dare al nuovo Governo.

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LA SANITA’ AL TEMPO DEL GOVERNO DEGLI OTTIMATI

Ancora una volta, nonostante l’impegno profuso e l’incarico affidato al Presidente della Camera dei deputati, il Presidente Mattarella ha dovuto purtroppo registrare l’impossibilità di affidare l’incarico per comporre un governo ad un esponente politico; pertanto, per evitare il ricorso alle elezioni anticipate durante l’epidemia, con tutti i rischi connessi dal punto di vista sanitario, economico e sociale, l’unica possibilità è rimasta quella di un governo tecnico, ma con la sua proverbiale saggezza la scelta è caduta sull’ex Presidente della Banca Centrale Europea, il prof. Mario Draghi.

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LA PROPOSTA PORTATA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI PER L’UTILIZZO DEL FINANZIAMENTO EUROPEO DENOMINATO “NEXT GENERATION”

Come da convocazione ieri 7 dicembre si è riunito il Consiglio dei Ministri per esaminare il Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’utilizzo dei fondi europei del “Next generation”

Com’è noto la seduta è stata rinviata ad oggi 8 dicembre.

Per quanto riguarda la salute, come qualcuno ricorderà il Ministero della salute aveva avanzato una richiesta di 68 miliardi articolati in 20 progetti (dal potenziamento dell’assistenza territoriale, a un nuovo modello di RSA, all’evoluzione del Fascicolo sanitario Elettronico, al rafforzamento della tutela della salute nella scuola, al contrasto alla migrazione sanitaria, al potenziamento dei sistemi di prevenzione della salute in rapporto all’ambiente, al riordino degli IRCCS, alla sicurezza alimentare, ecc.), ma nel documento sottoposto al Consiglio dei Ministri sono stati previsti solo 9,00 miliardi, mentre la fetta maggiore andrà ad altre missioni:
-48,7 MLD a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
– 74,3 mld a Rivoluzione verde e transizione ecologica;
– 27,7 mld a Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
– 19,2 mld a Istruzione e ricerca;
– 17,1 mld a Parità di genere, coesione sociale e territoriale;

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LE LINEE GUIDA DEL COMITATO INTERMINISTERIALE PER GLI AFFARI EUROPEI PER LA DEFINIZIONE DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

In queste ultime settimane abbiamo letto le proposte fatte da alcuni politici per l’utilizzo dei fondi europei: in molti casi si tratta di somme letteralmente gettate al vento che non consentono alcuno sviluppo durevole, ma sono solo finalizzate agli interessi di questa o quella categoria o corporazione.
Il Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) nella seduta del 9 settembre scorso ha approvato un documento contenente le Linee Guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza , il documento che dovrà guidare le scelte per la predisposizione dei progetti per l’utilizzo dei Fondi europei.

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IL DECRETO RILANCIO PROSSIMO ALL’APPROVAZIONE DEFINITIVA

Oggi, lunedì 13 luglio la Commissione Bilancio del Senato, con la relazione della sen. Conzatti, avvia l’esame del ddl n. 1874, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 34 in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza da COVID-19. Il termine per presentare emendamenti e ordini del giorno scade martedì 14, alle 10.
Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è atteso in Aula il 14 luglio.

LA RIFORMA SANITARIA SOSPESA… RILANCIAMOLA DOPO 40 ANNI

Sono anni che mi batto per ricordare che il Servizio Sanitario Nazionale è basato su prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera e che fino ad ora è stato troppo sbilanciato verso quest’ultima che avrebbe dovuto essere solo l’ultima fase di cura delle malattie.

Per troppo tempo l’ospedale è stato visto, anche per ragioni campanilistiche come l’unico luogo di cura,dimenticando di investire sulla prevenzione e e sui servizi distrettuali.

Ancora oggi assistiamo a personaggi politici che promettono un ospedale di mille posti letto per essere eletti.

Solo alcune regioni, all’inizio timidamente e poi con sempre maggiore convinzione hanno scelto la strada delle Case della Salute, come una struttura intermedia in grado di avvicinare l’assistenza ai cittadini sia visibilmente, in quanto si tratta di una struttura intermedia, che concretamente.

Proprio allo scopo di divulgare questa novità già alcuni anni fa ho scritto alcuni saggi e poi la prima edizione del mio “Manuale per le Case della Salute”

Ora purtroppo l’epidemia che ha colpito anche il nostro Paese ha ricordato a tutti i politici l’importanza della prevenzione e dell’assistenza territoriale per intercettare le malattie ed evitare il loro aggravarsi.

Sul documento che il Governo ha pubblicato ieri per progettare il rilancio del paese si leggono quelli che sono definiti i punti chiave per un’Italia più equa e più inclusiva ed al primo posto troviamo:

-Rafforzamento delle reti sanitarie del territorio
e della prossimità delle strutture del Servizio
Sanitario Nazionale ai cittadini
– Rafforzamento dei servizi di prevenzione
-Rinnovata integrazione tra politiche sanitarie e
politiche sociali
-Valorizzazione delle politiche per il personale
sanitario
Potenziamento della Sanità Militare (presìdi
ospedalieri e rete interforze di laboratori di
analisi chimico-cliniche, in sinergia con il Servizio
Sanitario Nazionale).

Si tratta di un elenco di buoni proponimenti che per essere attuato richiederà una lunga serie di iniziative legislative che, mi auguro, possano riscuotere l’approvazione del Parlamento, quello stesso che in questi ultimi lunghi trenta anni, ha condotto all’aziendalizzazione e poi alla progressiva privatizzazione del SSN.

Pertanto bene il rafforzamento della prevenzione, ma occorrerà riempire questa idea di buoni contenuti per le varie fasce di età, per le varie categorie e per la prevenzione dei tanti, troppi infortuni sul lavoro che ancora oggi mietono vittime.

Benissimo il rafforzamento delle politiche per il territorio e delle reti di prossimità, ma servirà molto personale qualificato a rapporto d’impiego.

Saranno necessari anche molti decreti attuativi (pensiamo che già ora il Ministero della salute in base al DL 34/2020 deve emanarne otto).

Ma prima di tutto sarebbe ora che venisse fatto il punto su “pubblico o privato”, una domanda che chi a suo tempo approvò il National Health Service si era posto decidendo nettamente per il pubblico, tanto che la case di cura private non erano convenzionate con il NHS e potevano lavorare solo per pazienti a pagamento.

Lo stesso discorso valeva e vale in Gran Bretagna per i medici di famiglia (e i pediatri di libera scelta), da sempre dipendenti e formati in ospedale.

Insomma, sarebbe ora che la prima proposta di riforma sanitaria presentata all’inizio degli anni ’70 dall’allora Ministro Mariotti rimasta sospesa a causa del presidente del Consiglio Colombo (e poi modificata strada facendo dalla DC che decise di non toccare molti interessi), venisse completata.

A quaranta anni dall’attuazione della riforma, andrebbero ridiscussi proprio questi principi fondamentali, infatti se è bellissimo parlare di rafforzare prevenzione e territorio il problema è capire come, dato che mentre la prevenzione ai privati non interessa dato che non produce vantaggi ma se ne servono talora solo per farsi pubblicità e per avvicinare possibili clienti, sul territorio troviamo in azione moltissimi privati che fanno assistenza domiciliare, che gestiscono laboratori di analisi, gabinetti radiologici, poliambulatori, gabinetti di fisiochinesiterapia, ecc. ecc.

Volendo allargare il discorso all’assistenza ospedaliera troviamo che spesso il 50% dei posti letto in molte regioni è coperto da privati accreditati e che all’interno degli ospedali pubblici la quasi totalità dei servizi è affidata a imprese o cooperative private.

Nel mio ultimo saggio “Salute uguale per tutti…noi credevamo” , c’è una parte dedicata proprio al problema della esternalizzazione e della reinternalizzazione dei servizi.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere la questione dei Fondi assicurativi che negli ultimi anni hanno ricevuto anche dei benefici fiscali da parte del Parlamento e che indeboliscono il SSN.

Last but not the least: il problema della prevenzione della corruzione, che inevitabilmente sarà più facile gestire se non si dovranno più fare gare per l’affidamento all’esterno dei servizi e se ci saranno meno soggetti esterni da controllare. A questo proposito ricordo che secondo l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità il fenomeno della corruzione inciderebbe per oltre sei miliari di euro sulla spesa sanitaria.

Sappiamo che il Ministro Speranza è molto determinato su questi punti e che è circondato da persone qualificate, dobbiamo quindi augurarci che tutto vada per il meglio.

GLI OTTO PUNTI PER INNOVARE LA SANITA’ ITALIANA SECONDO LA KPMG

La KPMG International Cooperative, è una società di fornitura di servizi professionali specializzata nella revisione e organizzazione contabile, nella consulenza manageriale e nei servizi fiscali, legali e amministrativi.

Da molti anni è presente in Italia svolgendo consulenza anche in campo sanitario alle regioni e alle aziende sanitarie. In questo modo ha acquisito una vasta conoscenza della realtà sanitaria del nostro paese.

Di recente la KPMG è intervenuta con un proprio documento per evidenziare come la pandemia di COVID-19 che ha colpito duramente l’Italia abbia messo in evidenza punti di forza e punti di debolezza del sistema sanitario del nostro Paese.

Alberto De Negri, Head of healthcare e Donato Scolozzi, Associate Partner di KPMG Italia, hanno pubblicato un documento con otto punti per innovare la sanità italiana in cui si afferma che insieme alle difficoltà e alle sfide, la crisi degli ultimi mesi ha portato anche un’importante opportunità di rinnovamento della sanità. In questo momento è necessario investire le risorse e impostare una strategia coraggiosa per affrontare il futuro con un obiettivo prioritario: riqualificare le strutture sanitarie in modo da attuare per tempo le necessarie innovazioni di processo e di sistema, trasformando i modelli di servizio.

“Già prima della pandemia del coronavirus si era aperta la discussione sulla necessità di innovare la sanità italiana per essere al passo con le nuove tecnologie ed i cambiamenti sociodemografici. Ora è arrivato il momento di approfittare delle innovazioni per rivedere le organizzazioni, le strutture, i processi e i sistemi informativi”.

“Negli ultimi anni la popolazione italiana è invecchiata e i trend previsionali mostrano che il trend è destinato ad aumentare. Non basterà aumentare i posti letto negli ospedali. La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale sarà legata alla capacità di adeguare l’offerta sanitaria ai reali bisogni degli anziani, che hanno sempre maggiore bisogno di autonomia ed integrazione”.

La carenza di personale è un’emergenza che travolge i sistemi sanitari a livello globale e si manifesta ancora più chiaramente nei momenti di crisi. Occorre investire nel potenziamento e nella formazione delle risorse umane e nel cambiamento del mix di competenze, responsabilità e attività.

Secondo gli autori per un Servizio Sanitario dove l’innovazione non rappresenti più solo un costo, ma un’opportunità per riqualificare gli attuali modelli di servizio e le competenze degli operatori, occorre:
1) avviare progetti ambiziosi
2) coinvolgere i pazienti
3) tutelare le figure dei caregiver
4)approfittare delle innovazioni e condividere le competenze
5) sfruttare i big data per conoscere il paziente
6) studiare e implementare nuovi servizi per rispondere ai fabbisogni dei pazienti
7) condividere tecnologie e know-how tra industrie del settore e sistema sanitario per far evolvere i modelli di servizio
8) entrare in un’ottica più green.