LE SFIDE DELLA SALUTE PER IL PROSSIMO DECENNIO

Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus il 13 gebnaio ha pubblicato sul sito web dell’organizzazione questo messaggio:

Mentre un nuovo anno e un nuovo decennio iniziano, l’OMS sta pubblicando un elenco di urgenti sfide globali per la salute. Questo elenco, sviluppato con il contributo dei nostri esperti in tutto il mondo, riflette una profonda preoccupazione per il fatto che i leader non riescono a investire risorse sufficienti in priorità e sistemi sanitari fondamentali. Ciò mette a rischio vite, mezzi di sussistenza ed economie. Nessuno di questi problemi è semplice da risolvere, ma sono a portata di mano. La salute pubblica è in definitiva una scelta politica.

Dobbiamo renderci conto che la salute è un investimento per il futuro. I paesi investono pesantemente nella protezione della loro gente dagli attacchi terroristici, ma non contro l’attacco di un virus, che potrebbe essere molto più mortale e molto più dannoso dal punto di vista economico e sociale. Una pandemia potrebbe mettere in ginocchio economie e nazioni. Questo è il motivo per cui la sicurezza sanitaria non può essere una questione riservata ai ministeri della salute.

Tutte le sfide in questo elenco richiedono una risposta non solo dal settore sanitario. Siamo di fronte a minacce condivise e abbiamo la responsabilità condivisa di agire. Con l’avvicinarsi della scadenza per gli obiettivi di sviluppo sostenibile del 2030, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha sottolineato che i prossimi 10 anni devono essere il “decennio di azione”.

Ciò significa sostenere finanziamenti nazionali per colmare le lacune nei sistemi sanitari e nelle infrastrutture sanitarie, nonché fornire sostegno ai paesi più vulnerabili. Investire ora salverà vite – e denaro – più tardi. Il costo di non fare nulla è uno che non possiamo permetterci. Governi, comunità e agenzie internazionali devono lavorare insieme per raggiungere questi obiettivi critici. Non ci sono scorciatoie per un mondo più sano. Il 2030 si avvicina rapidamente e dobbiamo considerare i nostri leader responsabili dei loro impegni.

Ecco i 13 punti che non sono stati elencati in ordine di priorità:

1) Elevare l’attenzione sulla salute nel dibattito sul clima. Quella climatica è una crisi sanitaria. L’inquinamento atmosferico uccide circa 7 milioni di persone ogni anno, mentre i cambiamenti climatici causano eventi meteorologici estremi, aggravano la malnutrizione e alimentano la diffusione di malattie infettive come la malaria. I leader dei settori pubblico e privato devono lavorare insieme per ripulire la nostra aria e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute.

2) Garantire salute in occasione di conflitti e crisi. L’Oms ha registrato 978 attacchi all’assistenza sanitaria in 11 Paesi lo scorso anno, con 193 morti. La sollecitazione è quella di porre fine a conflitti che perdurano da anni e incidono sui sistemi sanitari, e proteggere gli operatori impegnati a garantire la salute delle popolazioni.

3) Rendere più equa l’assistenza sanitaria. Anche perché c’è ancora “una differenza di 18 anni nell’aspettativa di vita tra Paesi ricchi e poveri”, oltra a “un marcato divario” all’interno dei Paesi e delle città.

4) Ampliare l’accesso ai medicinali. “Circa un terzo della popolazione mondiale non ha accesso a farmaci, vaccini, strumenti diagnostici e altri prodotti sanitari essenziali”, ricorda l’Oms.

5) Fermare le malattie infettive. Patologie come Hiv, tubercolosi, epatite virale, malaria, malattie tropicali neglette e patologie sessualmente trasmesse uccideranno circa 4 milioni di persone nel 2020, la maggior parte delle quali povere. Nel frattempo, le malattie prevenibili con il vaccino continuano a uccidere, come il morbillo, che ha fatto 140.000 morti nel 2019, molti dei quali bambini. Sebbene la polio sia quasi eradicata, lo scorso anno ci sono stati 156 casi di poliovirus selvaggio, il più alto numero dal 2014.

6) Prepararsi alle epidemie. Ogni anno il mondo spende molto di più in risposta ad epidemie, catastrofi naturali e altre emergenze sanitarie di quanto non faccia per prepararsi e prevenirle.

7) Proteggere le persone da prodotti e stili di vita pericolosi.

8) Investire nelle persone che proteggono la nostra salute. L’Oms invita a investire nella formazione e negli stipendi degli operatori sanitari, che iniziano a scarseggiare in tutto il mondo. Il pianeta “avrà bisogno di 18 milioni di operatori sanitari in più entro il 2030, tra cui 9 milioni di infermieri e ostetriche“.

9) Tenere gli adolescenti al sicuro. Una priorità, dal momento che oltre 1 milione di adolescenti tra 10 e 19 anni muoiono ogni anno.

10) Guadagnare la fiducia del pubblico. Contrastando fake news e informazioni scorrette. “Il movimento anti-vaccinazione è stato un fattore significativo nell’aumento delle morti per malattie prevenibili”, scrive l’Oms.

11) Sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la capacità di prevenire, diagnosticare e curare molte malattie.

12) Proteggere le medicine che ci proteggono. L’Oms punta il dito sull’aumento dell’antibiotico-resistenza e sugli elementi che insidiano l’efficacia degli antibiotici.

13) Mantenere pulita l’assistenza sanitaria. Circa una struttura sanitaria su quattro a livello globale non dispone di servizi idrici di base, e questo mette in pericolo l’assistenza e moltiplica il rischio di infezioni.

BASSA L’ADESIONE DELLE ITALIANE ALLO SCREENING DEI TUMORI AL SENO SECONDO EUROSTAT.

Fonte: Eurostat

EUROSTAT ha pubblicato i dati relativi al 2017, con la percentuale di donne di età compresa tra 50 e 69 anni che sono state sottoposte a screening per carcinoma mammario (utilizzando una mammografia) nei due anni precedenti differiva notevolmente tra gli Stati membri.

Sulla base di programmi di screening, otto Stati membri avevano tassi di screening del carcinoma mammario inferiori al 50%, con i tassi più bassi in Romania (0,2% delle donne di età compresa tra 50 e 69 anni – dati 2015), Bulgaria (20,6%) e Slovacchia (30,7%).

Al contrario, quattro Stati membri hanno riportato tassi di screening del carcinoma mammario pari o superiori al 75%: Danimarca (82,1% nel 2016), Finlandia (81,9%), Paesi Bassi (78,2% nel 2015) e Regno Unito (75,1%) .

L’Italia in questa statistica non brilla in quanto l’adesione è inferiore al 60%, anche se dai dati dei Livelli Essenziali di Assistenza più recenti sembra in aumento.

Occorrerà che le indicazioni fornite, oramai molti anni fa dal Ministero, con l’indicazione delle modalità per informare-ricordare-convincere le donne siano riviste sia per quanto riguarda le fasce di età (attualmente 50-69) che relativamente alle procedure di coinvolgimento che, almeno a mio avviso, dovrebbero vedere la presenza dei medici di base.