LA NUOVA EDIZIONE DI “SALUTE UGUALE PER TUTTI: …NOI CREDEVAMO…”

La nuova edizione del mio saggio è stata resa necessaria dall’emergenza sanitaria dell’epidemia che ha riportato l’attenzione sul SSN e sulle modalità del suo funzionamento.

Uno dei primi capitoli del volume è dedicato al SSN come motore di sviluppo e di democrazia.

Per troppi anni la maggioranza dei nostri rappresentanti politici ha visto nel Servizio sanitario nazionale solamente una fonte di costi elevata senza rendersi conto che grazie al SSN si è sviluppato un sistema che in Italia occupa direttamente 1.158.321[1] unità di personale sanitario, ai quali dobbiamo aggiungere quello amministrativo e quello dell’indotto (servizi sanitari, servizi ospedalieri e residenziali, commercio ecc.) per un totale di 2,4 milioni pari al 10% della forza lavoro del Paese.

La “filiera della salute” include i settori che producono, fanno ricerca, commercializzano e offrono servizi di natura sanitaria[2] ed è composta sia dalla parte pubblica, sia dalla parte privata che è prevalentemente dedita alla manifattura industria farmaceutica, dispositivi e tecnologie medicali), il commercio e i servizi.

Un sistema che ha anche favorito la crescita in Italia di una industria medicale che rappresenta uno dei principali motori di sviluppo del Paese[3] con una produzione pari a € 42,9 miliardi che rappresenta il 12,4% di quella realizzata a livello europeo.

Il saldo commerciale peraltro è negativo per € 0,5 mld mentre è positivo se si esamina il solo il settore farmaceutico.

Molto fiorente anche la produzione di dispositivi medici italiani che rappresentano il 10,0% di questo mercato in continua espansione.

Il saldo della bilancia dei pagamenti nel settore dei dispositivi medici, sempre nel 2017, pur essendo anch’esso negativo è in diminuzione ed è pari a € 1,9 miliardi.

Da non sottovalutare anche l’apporto delle ICT che stanno contribuendo notevolmente allo sviluppo del SSN.

Per quanto riguarda la diagnostica in vitro siano al 16,0% della produzione europea preceduti solo da Germania e Francia.

In sostanza la “filiera della salute” contribuisce in maniera notevole alla formazione della ricchezza nazionale producendo un elevato volume di reddito, assorbendo una quota rilevante di personale altamente qualificato ed investendo notevoli risorse nella ricerca e nell’innovazione.

Se guardiamo indietro, in questi quaranta anni l’assistenza sanitaria è cambiata in maniera notevole.

Il SSN in questi anni, nonostante i molti problemi, ha garantito:
-Maggiore sicurezza dal punto di vista sanitario;
-Benessere diffuso, con eliminazione del divario tra salute e benessere;
-Maggiore equità rispetto al passato, anche se permangono numerose disuguaglianze che rappresentano un fattore di malessere sociale da sradicare;
-Prevenzione delle malattie, che in precedenza era molto limitata.

Mentre un tempo le persone venivano ricoverate in ospedale quando non c’era più nulla da fare, per morire, oggi le persone si recano serene in ospedale per essere guarite e per poter tornare ad una vita normale insieme ai loro cari.

Peraltro, anche a causa delle mutate condizioni sociali e della situazione economica non favorevole si assiste ad una caduta di valori come la solidarietà sociale e ad una forte contrazione del welfare state.

Dopo l’epidemia sarà opportuno investire sul SSN per favorire la ripresa e per contribuire ad eliminare le profonde disuguaglianze che si sono create nel nostro Paese e per eliminare il forte disagio sociale causato dalla crisi economica dovuta al coronavirus.

Al link seguente è possibile leggere ed eventualmente acquistare sia la copia cartacea che quella in ebook:

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/512667/salute-uguale-per-tutti-2/


[1]Dati ISTAT al 2017 che comprendono anche i medici di medicina generale

[2]Confindustria Rapporto annuale Filiera della salute

[3]D.D’ANGELA, C.CARRIERI, Industria sanitaria: evoluzione e prospettive, in 15° Rapporto del CREA Sanità

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI AL PARLAMENTO SUGLI ORGANISMI PARTECIPATI DALLE AZIENDE SANITARIE

La sezione delle Autonomie della Corte dei conti con deliberazione n. 29/SEZAUT/2019/FRG ha approvato una relazione con la quale ha riferito al Parlamento su “Gli organismi partecipati degli enti territoriali e sanitari”. https://www.corteconti.it/Download?id=28e84990-797e-4f0e-af13-c92510a404bb

Per la prima volta rispetto agli anni passati viene affrontato il tema degli organismi partecipati degli enti del SSN.

Al riguardo la Sezione osserva come, ferma restando l’applicabilità in materia della normativa generale, disposizioni specifiche sono state dettate in occasione del riordino della disciplina sulla sanità. A norma dell’art. 9-bis del d.lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, recante “Sperimentazioni gestionali”, il legislatore nazionale stabilisce che «Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano autorizzano programmi di sperimentazione aventi ad oggetto nuovi modelli gestionali che prevedano forme di collaborazione tra strutture del Servizio sanitario nazionale e soggetti privati, anche attraverso la costituzione di società miste a capitale pubblico e privato».
Il programma di sperimentazione deve essere adottato dalla Regione o dalla Provincia autonoma interessato a seguito di una preventiva valutazione inerente alle ragioni di convenienza economica del progetto gestionale, al miglioramento della qualità dell’assistenza e alla coerenza con le previsioni del Piano sanitario regionale. Detta valutazione, inoltre, deve evidenziare un’analisi sui criteri da rispettare per la coerente gestione della fase di sperimentazione, quali:
• privilegiare nell’area del settore privato il coinvolgimento delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale individuate dall’art. 10, d.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460;
• fissare limiti in misura non superiore al 49% alla partecipazione di organismi privati;
. prevedere delle forme atte a limitare la facoltà di cessione della propria quota sociale nei confronti dei soggetti privati che partecipano alla sperimentazione;
• disciplinare le forme di risoluzione del rapporto contrattuale con privati che partecipano alla sperimentazione in caso di gravi inadempienze agli obblighi contrattuali o di accertate esposizioni debitorie nei confronti di terzi;
• definire partitamente i compiti, le funzioni e i rispettivi obblighi di tutti i soggetti pubblici e privati che partecipano alla sperimentazione gestionale, avendo cura di escludere in particolare il ricorso a forme contrattuali, di appalto o subappalto, nei confronti di terzi estranei alla convenzione di sperimentazione, per la fornitura di opere e servizi direttamente connesse all’assistenza alla persona;
• individuare forme e modalità di pronta attuazione per la risoluzione della convenzione di sperimentazione e scioglimento degli organi societari in caso di mancato raggiungimento del risultato della avviata sperimentazione.
Il legislatore nazionale, tra l’altro, ha previsto al comma 3 del citato articolo 9-bis che annualmente la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato Regioni e P.A. di Trento e Bolzano, avvalendosi dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, verifichi i risultati conseguiti sia sul piano economico sia su quello relativo alla qualità dei servizi. La verifica deve inoltre riguardare le forme di collaborazione in atto con soggetti privati per la gestione di compiti diretti di tutela della salute.
Un ultimo aspetto disciplinato a livello centrale riguarda i limiti alla costituzione di forme gestionali per la sperimentazione. Infatti, ai sensi del comma 4, al di fuori dei programmi di sperimentazione, è fatto divieto alle aziende del Servizio sanitario nazionale di costituire società di capitali aventi per oggetto sociale lo svolgimento di compiti diretti di tutela della salute.
Da queste disposizioni traspare l’attenzione del legislatore nel porre al riparo da possibili fallimenti o disfunzioni un settore delicato come quello della tutela della salute, laddove si tratta di erogazione diretta di prestazioni sanitarie.
In linea generale, le Regioni e le Province autonome, all’interno della cornice dettata dalle norme nazionali, possono coordinare e organizzare la materia degli organismi partecipati dagli enti sanitari.

Si apprende che la maggior parte degli organismi censiti nella banca dati della corte è organizzata in forma di società (n. 116), pur se una parte non indifferente (n. 24) è, allo stato della rilevazione, inattiva, soggetta a procedure concorsuali o a procedure di liquidazione volontaria. Delle società presenti nella banca dati, la società consortile rappresenta la forma più utilizzata (n. 48), seguita dalla società a responsabilità limitata (n. 28).

Si tratta di un fenomeno che, almeno a mio avviso appare preoccupante anche per i rischi insiti in questi organismi di essere utilizzati per aggirare le norme contabili..