L’ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA IN ITALIA

Sulla base del Sistema informativo territoriale su sanità e salute dell’ISTAT[1] risulta che pur essendo oramai attiva in tutte le regioni e le aziende sanitarie locali, l’assistenza domiciliare integrata ha una diffusione molto variata

Gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2017 forniscono un tasso di assistenza domiciliare[2] medio in Italia del 167,46% ma con punte elevate nelle regioni del nord con il 201,56%.

Continua a leggere “L’ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA IN ITALIA”

IL SISTEMA DELLE RETI CLINICO ASSISTENZIALI: UN PERCORSO ANCORA DA COMPLETARE

Secondo l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali (AGENAS) il progressivo invecchiamento della popolazione e il consolidamento del quadro epidemiologico dominato da malattie cronico-degenerative hanno richiesto la riorganizzazione dei processi di cura centrati su una maggiore integrazione tra ospedali, secondo il modello Hub and Spoke, e tra rete ospedaliera e servizi territoriali, attraverso l’adozione di linee guida per la gestione integrata dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) e dei Protocolli di Dimissione protetta per i pazienti in fase post acuta.
Il concetto di rete clinico assistenziale, previsto nel Decreto Ministeriale 70/2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, ha l’obiettivo di assicurare che la presa in carico globale del paziente avvenga in condizioni di appropriatezza, efficacia, efficienza, qualità e sicurezza delle cure, mettendo in relazione professionisti, strutture e servizi che erogano interventi sanitari e sociosanitari di tipologia e livelli diversi.

Il tema delle reti regionali e aziendali è andato crescendo negli ultimi anni acquisendo un ruolo centrale nel dibattito sulla sanità italiana e nelle indicazioni programmatiche ministeriali e di alcune regioni. La soluzione organizzativa dei modelli a rete porta in primo piano il problema della integrazione delle relative attività e strutture. In particolare due sono gli assi di integrazione che vanno attivati: una integrazione verticale che fa riferimento all’integrazione tra aziende, strutture o professionisti posti su differenti livelli di cura ed assistenza (assistenza di base, specialistica extraospedaliera, ospedaliera di base, ospedaliera con specialità intermedie o alta specializzazione); una integrazione orizzontale con riferimento ad aziende, strutture o professionisti posti sullo stesso livello di cura.

Continua a leggere “IL SISTEMA DELLE RETI CLINICO ASSISTENZIALI: UN PERCORSO ANCORA DA COMPLETARE”

BRUCIANO I TAGLI AI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA EFFETTUATI IN ALCUNE REGIONI IN PIANO DI RIENTRO

Nicolas Poussin, La peste di Azoth , 1630-1631

I comma 169-199 dell’art. 1 della legge 311/2004 prevede che le regioni che si trovino in una situazione di grave disavanzo per la parte relativa alla gestione sanitaria, con particolare riguardo alle ipotesi indicate ai commi 174 e 176, anche avvalendosi del supporto tecnico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, debbano procedere ad una ricognizione delle cause e ad elaborare un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio.

Continua a leggere “BRUCIANO I TAGLI AI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA EFFETTUATI IN ALCUNE REGIONI IN PIANO DI RIENTRO”

ISTAT RAPPORTO ANNUALE 2020 – LA SITUAZIONE DEL PAESE ALL’EPOCA DEL COVID-19

La ventottesima edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese dell’ISTAT esamina lo scenario venutosi a creare con l’irrompere dell’emergenza sanitaria e verifica gli effetti sulla società e sull’economia dell’Italia.

L’emergenza sanitaria ha messo in luce punti di forza e criticità del sistema sanitario. Le politiche di austerità adottate nel corso degli anni lo hanno reso più efficiente, ma impreparato ad affrontare uno shock di domanda come quello imposto dalla pandemia.

Il livello territoriale non è riuscito ad arginare l’emergenza con tempestività e i casi di COVID-19 si sono dovuti riversare negli ospedali che, a loro volta, si sono dimostrati in difficoltà nel fronteggiare una simile pressione, a causa della costante diminuzione delle risorse economiche, del personale sanitario e dei posti letto subita nel corso degli ultimi decenni. Il protrarsi delle politiche di controllo della spesa sanitaria, secondo la Corte dei Conti, ha fatto registrare tra il 2009 e il 2018 una riduzione, in termini reali, delle risorse destinate alla sanità particolarmente consistente, che ha acuito i divari in termini di spesa sanitaria pubblica pro capite.

Secondo le stime dell’Ocse, nel 2018 la spesa pro capite in Germania e in Francia era, rispettivamente, doppia e superiore del 60 per cento a quella italiana.

L’emergenza sanitaria ha certamente influenzato la quantità e il tipo di offerta del sistema sanitario. I primi dati disponibili, riferiti ad alcune regioni, testimoniano che i servizi sanitari regionali hanno reagito positivamente limitando l’offerta ordinaria, rinviando gli interventi programmati differibili e scoraggiando la domanda non urgente.

Una particolare attenzione nel rapporto è posta alla condizione di vita degli anziani.

La condizione di vita per la maggior parte degli anziani, per le ragioni appena riferite e per il progresso culturale a cui si è assistito nel corso degli anni, non corrisponde più allo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza continua, tanto da rappresentare un peso per la società e per le famiglie. La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute, tuttavia, anche quando esse non sono ottimali, il grado di soddisfazione per la vita espressa dalle persone è mediamente buono.

Le analisi multivariate dimostrano che quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita, dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa.
Circa il 33% degli anziani ultraottantenni, cioè 2 milioni e 137 mila, gode di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate.

Questo collettivo esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, può contare in caso di bisogno di una rete di amici, parenti e conoscenti.
Gli anziani che risiedono nei comuni fino a 10.000 abitanti hanno un livello di istruzione mediamente
più basso e più spesso definiscono le proprie condizioni di salute come buone o ottime: più di 8 anziani su 10 riferiscono di stare bene o molto bene (rispetto al 23,5% della media), nell’84% dei casi dichiarano di non avere alcuna limitazione nello svolgere le attività
quotidiane (rispetto al 29,2%) e quasi la metà di loro non riferisce nessuna patologia cronica (rispetto al 12,3% del totale). Nella maggior parte dei casi non svolgono attività di partecipazione culturale o sociale e non usano internet, ma un anziano su tre svolge qualche attività fisica nel tempo libero.

Gli anziani che vivono nelle aree metropolitane, circa l’11,9% degli ultraottantenni, sono caratterizzati da un livello di istruzione mediamente più elevato, che si associa a una più intensa partecipazione sociale: l’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di
internet. Queste persone, inoltre, svolgono più frequentemente attività fisica.

Vi è poi un gruppo di anziani, numericamente limitato (circa il 6%), che abita nelle grandi città e che, nonostante l’età avanzata, esprime livelli di partecipazione sociale e culturale addirittura più intensi e articolati di quelli di molte persone più giovani. Si tratta di ottuagenari che vivono in coppia, hanno un alto livello di istruzione (il 19,4% è laureato, rispetto al 4,4% del totale) e dichiarano risorse economiche ottime o adeguate in più dell’83% dei casi. È un gruppo molto attivo culturalmente: il 60,5% ha visitato musei, il 43,9% monumenti e visto spettacoli teatrali, oltre un terzo è andato al cinema o ad ascoltare concerti di musica classica.
Una quota di anziani pari al 27% si trova invece in condizioni svantaggiate: si tratta di persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti.

L’ INDAGINE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ SULLE RSA AI TEMPI DEL COVID

Roma, Istituto Superiore di Sanità

E’ stato pubblicato in questi giorni il Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie, Istituto Superiore di Sanità. Epidemia COVID-19, Aggiornamento nazionale: 05 maggio 2020.
Il documento è scaricabile in formato pdf dal sito https://www.epicentro.iss.it/

Si tratta di una ricerca svolta dall’ISS in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

l’ISS ha avviato, a partire dal 24 marzo 2020, una survey specifica sul contagio da COVID-19 nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA). L’obiettivo della survey è quello di monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA). Tutti i dati presenti nel report sono riferiti dai referenti delle RSA su base volontaria. Si sottolinea che in questa tipologia di studi esiste un bias di risposta e probabilmente le strutture in una situazione più critica non partecipano a queste iniziative.
L’indagine, rivolta a 3417 strutture censite nella mappa on line dei servizi per le demenze realizzata dall’Osservatorio Demenze dell’ISS (strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali, pubbliche e/o convenzionate o a contratto, che accolgono persone prevalentemente con demenza) e nei siti delle Regioni, si basa sulla compilazione di un questionario finalizzato ad acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi sospetti/confermati di infezione da SARS-CoV-2.

L’indagine ha preso in esame la tipologia delle strutture, la dotazione di personale ecc. arrivando a fornire un quadro preoccupante della situazione:

Ma le difficoltà maggiori sono state riscontrate nella gestione dei pazienti:

Preoccupa l’accertamento della presenza di personale positivi in una percentuale elevata di strutture del Nord Italia, ma non solo.

Nel complesso i problemi segnalati sono purtroppo abbastanza diffusi e richiedono un profondo ripensamento sulla realtà delle RSA e sulla loro gestione.

MEDICI DI TUTTO IL MONDO SCRIVONO AI LEADER MONDIALI PER USCIRE DALLA CRISI

L’Osservatore romano dedica un lungo articolo ad una dichiarazione firmata da oltre 40 milioni di professionisti della salute tra medici e operatori sanitari — un numero che rappresenta collettivamente più della metà della forza lavoro sanitaria e medica mondiale, provenienti da 90 Paesi — per chiedere ai leader dei Paesi del G20 una Healthy Recovery, «una vera guarigione da questa crisi» dando priorità agli investimenti nella salute pubblica, ad acqua e aria pulite e a un clima stabile nei pacchetti di stimolo economico attualmente in esame.

«Abbiamo visto in prima persona quanto possano essere fragili le comunità quando salute, sicurezza alimentare e libertà di lavoro sono interrotte da una minaccia comune» si legge nella lettera pubblicata oggi. «I livelli di questa tragedia in corso sono molti e amplificati da disuguaglianze e dagli investimenti insufficienti nei sistemi di sanità pubblica. Abbiamo assistito a morte, malattie e angoscia mentale a livelli mai visti da decenni. Questi effetti avrebbero potuto essere parzialmente mitigati, o forse anche prevenuti, da adeguati investimenti in preparazione alla pandemia, sanità pubblica e gestione ambientale» prosegue la lettera.

«Dobbiamo imparare da questi errori e tornare a essere più forti, più sani e più resistenti. Prima della pandemia, l’inquinamento atmosferico stava già indebolendo i nostri corpi», sottolineano i medici chiedendo investimenti per ridurre l’inquinamento atmosferico e le emissioni climalteranti che danneggiano la salute umana, per dare maggiore resilienza alle future pandemie e creare posti di lavoro più sostenibili. Secondo un rapporto di Irena (l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili), se i Paesi facessero investimenti adeguati nelle energie rinnovabili entro il 2050, i posti di lavoro quadruplicherebbero fino a 42 milioni. E questo in un momento in cui, secondo l’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), la metà dei posti di lavoro nel mondo sono a rischio.

I medici chiedono ai governi «che i vostri responsabili e consiglieri medici e scientifici siano direttamente coinvolti nella concezione di tutti i pacchetti per la ripresa economica». Agricoltura sostenibile, rinnovabili e mobilità a basse emissioni di carbonio sono, per i firmatari, la chiave per riprendersi dal covid-19 più forti, più sani e più resistenti. «L’inquinamento da traffico, uso inefficiente dell’energia residenziale, centrali elettriche a carbone, inceneritori e agricoltura intensiva non solo causano ogni anno sette milioni di morti premature ma aumentano sia i rischi di polmonite sia la loro gravità; causano pneumopatie croniche ostruttive, carcinomi polmonari, malattie cardiache e ictus; determinano inoltre esiti avversi in gravidanza come scarso peso alla nascita e asma».

https://www.osservatoreromano.va/it.html

LE RACCOMANDAZIONI DEL CONSIGLIO D’EUROPA ALL’ITALIA SUL PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORMA 2020

Il Consiglio d’Europa ha formulato un parere sul programma di stabilità 2020 dell’italia del quale riprendo alcuni passaggi che ritengo importanti, tra i quali alcuni che riguardano specificamente l’organizzazione del SSN:

L’Italia presenta squilibri macroeconomici eccessivi. In particolare l’elevato debito pubblico e la prolungata debolezza della dinamica della produttività comportano rischi di rilevanza transfrontaliera, in un contesto caratterizzato da un’elevata disoccupazione e un livello di crediti deteriorati ancora alto.

L’Italia è attualmente nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito.
Nel suo programma di stabilità 2020 il governo prevede un peggioramento del saldo nominale, che passerà da un disavanzo dell’1,6 % del PIL nel 2019 a un disavanzo del 10,4 % del PIL nel 2020. Secondo le proiezioni il disavanzo scenderà al 5,7 % del PIL nel 2021. Dopo essersi stabilizzato al 134,8 % nel 2019, secondo il programma di stabilità 2020 il rapporto debito pubblico/PIL salirà al 155,7 % nel 2020. Le prospettive macroeconomiche e di bilancio risentono dell’elevata incertezza dovuta alla pandemia di Covid-19. Alla base delle proiezioni di bilancio vi sono rischi specifici del paese, vale a dire l’entità considerevole delle garanzie pubbliche e la volatilità dei rendimenti dei titoli sovrani.

In risposta alla pandemia di Covid-19 e nel quadro di un approccio coordinato a livello dell’Unione, l’Italia ha adottato misure di bilancio per aumentare la capacità del suo sistema sanitario, contenere la pandemia e fornire sostegno alle persone e ai settori che sono stati colpiti in modo particolare. Secondo il programma di stabilità 2020, tali misure di bilancio sono pari al 4,5 % del PIL nel 2020. Esse comprendono il rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della protezione civile, l’estensione dei regimi di integrazione salariale e il sostegno finanziario a lavoratori autonomi e imprese.

La pandemia di Covid-19 ha sottoposto il sistema sanitario nazionale a una pressione senza precedenti, facendo emergere debolezze strutturali e la necessità di incrementare la preparazione in risposta agli eventi di crisi. Nonostante la spesa sanitaria sia inferiore alla media dell’UE, il sistema sanitario italiano è caratterizzato da servizi universali altamente specializzati e di buona qualità e in generale è riuscito a fornire un’assistenza accessibile. Tuttavia, soprattutto all’inizio della pandemia, la frammentazione nella governance del sistema sanitario e nel coordinamento tra autorità centrali e regionali ha rallentato l’attuazione di alcune misure di contenimento. La risposta dei sistemi sanitari regionali alla crisi si è basata principalmente su una mobilitazione straordinaria, in particolare del personale sanitario e dei servizi sociali locali, che ha compensato i limiti dell’infrastruttura fisica, del numero di operatori sanitari e degli investimenti degli anni passati volti a migliorare le strutture e i servizi. Il governo italiano ha compiuto sforzi notevoli per contenere la diffusione del virus, alleviare la pressione sugli ospedali e generare ulteriore capacità di assistenza. È attualmente in fase di elaborazione una strategia di contenimento a più lungo termine per garantire un ritorno in sicurezza alle attività produttive. Oltre a migliorare i processi di governance e i piani di preparazione alle crisi, le politiche post Covid-19 dovrebbero puntare a colmare la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria. Nel medio-lungo termine lo sviluppo di un piano strategico di investimenti sarà fondamentale per migliorare la resilienza del sistema sanitario italiano e garantire continuità nella prestazione di servizi di assistenza accessibili. A fronte delle attuali proiezioni relative alla forza lavoro nel settore sanitario, dovrebbe essere data priorità all’elaborazione di politiche volte a rimuovere gli impedimenti alla formazione, all’assunzione e al mantenimento in servizio del personale sanitario.

Pertanto il Consiglio ha Raccomandato che l’Italia adotti nel 2020 e ne 2021 provvedimenti al fine di:

1 attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia e la successiva ripresa; quando le condizioni economiche lo consentano, perseguire politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali;

2 fornire redditi sostitutivi e un accesso al sistema di protezione sociale adeguati, in particolare per i lavoratori atipici; attenuare l’impatto della crisi sull’occupazione, anche mediante modalità di lavoro flessibili e sostegno attivo all’occupazione; rafforzare l’apprendimento a distanza e il miglioramento delle competenze, comprese quelle digitali;

3 garantire l’effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità all’economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese, alle imprese innovative e ai lavoratori autonomi, ed evitare ritardi nei pagamenti; anticipare i progetti di investimento pubblici maturi e promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa economica; concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale, in particolare su una produzione e un uso puliti ed efficienti dell’energia, su ricerca e innovazione, sul trasporto pubblico sostenibile, sulla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e su un’infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali;

4 migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione.

LUNEDI’ 18 GIUGNO SCIOPERO DEI DIPENDENTI DELLA SANITA’ PRIVATA

Lunedì 18 giugno i sindacati CGIL, CISL e UIL hanno scioperato a causa del mancato rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 14 anni.

Sono stati assicurati solo i servizi essenziali.

La protesta è nata, hanno spiegato i sindacati, “dalla reiterata volontà delle controparti, Aris e Aiop, di non voler giungere alla sottoscrizione del rinnovo del contratto dei dipendenti delle strutture della sanità privata, scaduto da 14 anni, così come il personale delle Rsa attende il rinnovo di un contratto scaduto da più 8 anni”. Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, “nonostante una trattativa che dura da oltre 2 anni e 7 mesi, nonostante gli impegni già assunti sia dalle Regioni che dal Governo, al fine di sostenere il rinnovo del contratto, attraverso le misure introdotte col decreto fiscale dello scorso anno, anche nel poi fallito tentativo di conciliazione i rappresentanti di Aiop e Aris hanno cercato di condizionare la chiusura della trattativa e la firma del contratto, dove ricordiamo le tabelle di incremento sono già state concordate, a ‘necessarie’ quanto per noi inutili verifiche da effettuarsi con il Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Finalmente è arrivata all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione in cui versa il personale della sanità privata.

Le Aziende sanitarie, preposte tra l’altro anche ai controlli sulle strutture private dovrebbero controllare anche la regolarità dei contratti di lavoro del personale utilizzato.

LA PROPOSTA DELL’ EUROGRUPPO PER DARE UNA RISPOSTA ALLA CRISI DELL’ECONOMIA CAUSATA DALLA PANDEMIA

Il 9 aprile 2020, i ministri delle finanze dell’area dell’euro (Eurogruppo) hanno deciso una risposta politica economica globale alla crisi COVID-19. Concretamente, sono state istituite tre importanti reti di sicurezza per lavoratori, imprese e sovrani, per un pacchetto di 540 miliardi di euro. L’ESM è la rete di sicurezza per i sovrani e fornisce un supporto per la crisi pandemica. Il 23 aprile, i capi di Stato dell’UE (Consiglio europeo) hanno approvato questo accordo. L’8 maggio, l’Eurogruppo ha concordato i dettagli allegati a questa linea di credito. 

Il 15 maggio, dopo le procedure nazionali, la linea di credito dovrebbe essere resa operativa dal Consiglio dei governatori del MES (il più alto organo decisionale del MES composto dai 19 ministri delle finanze dell’area dell’euro).

Allo scopo di contribuire a fare chiarezza ho ritenuto di riprendere alcuni dei passaggi dei documenti forniti dal MES che comunque troverete allegati.

Il credito concesso potrà essere utilizzato come segue:

-servizi sanitari, di cura e di prevenzione volti ad aiutare il settore sanitario a rispondere efficacemente alla pandemia di COVID-19, questi possono includere la parte della spesa sanitaria pubblica complessiva stimata direttamente o indirettamente per affrontare l’impatto di COVID-19 sull’assistenza sanitaria sistema, nel 2020 e nel 2021. Quindi interventi di ristrutturazione degli ospedali, strutture e servizi di assistenza territoriale, servizi di prevenzione, centri di cura e di riabilitazione, ambulatori, diagnostica, farmaceutici e cure a lungo termine;
-altri costi indiretti relativi all’assistenza sanitaria, alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi di Covid-19.

Alcuni si chiedono quale parte svolgerà il MES nella risposta dell’Europa alla crisi del COVID-19:

Per far fronte alla crisi del coronavirus, l’ESM istituirà un sostegno alla crisi pandemica, basato sulla sua linea di credito Enhanced Condition (ECCL) disponibile per tutti i paesi dell’area dell’euro.

Sarà disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni preliminari da parte delle istituzioni europee.

Questo fa parte di una risposta europea concertata, che include la Commissione europea con la sua rete di sicurezza per i lavoratori chiamata SURE e la Banca europea per gli investimenti con la sua rete di sicurezza per le imprese.

L’iniziativa SURE della Commissione fornisce finanziamenti agli Stati membri fino a un massimo di 100 miliardi di euro coprendo parte dei costi relativi alla creazione o all’estensione di programmi nazionali di lavoro a breve termine.

La Banca europea per gli investimenti offre sostegno di liquidità per aiutare le piccole e medie imprese colpite duramente con un pacchetto di sostegno di emergenza fino a 200 miliardi di euro.

Qual è la base affinché i paesi dell’area dell’euro possano beneficiare del sostegno del MES?

Le valutazioni preliminari della Commissione Europea relative ai rischi di stabilità finanziaria, solvibilità bancaria, sostenibilità del debito e sui criteri di ammissibilità per l’accesso al sostegno di crisi pandemica, hanno confermato che ogni Stato membro è idoneo a ricevere sostegno.

Su questa base, il sostegno alla crisi pandemica è disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro.

Tali valutazioni sono state eseguite dalla Commissione, in collaborazione con la Banca centrale europea (BCE) e in cooperazione con il MES.

Quanti soldi verrebbero messi a disposizione dei paesi?

L’accesso concesso sarà il 2% del prodotto interno lordo dei rispettivi Stati membri alla fine del 2019, come parametro di riferimento.

Per l’Italia corrisponde ad una somma pari a circa 36-37 miliardi di euro.

Se tutti i 19 paesi dell’area dell’euro dovessero attingere dalla linea di credito, ciò comporterebbe un volume combinato di circa 240 miliardi di euro.

Sebbene il sostegno sarà disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro, spetta a ciascuno Stato membro decidere se desidera richiederlo o meno.

Si prevede pertanto che saranno richiesti meno dei fondi teoricamente disponibili per € 240 miliardi.

E anche se un paese richiede la linea di credito, non è necessario prelevare fondi. Le linee di credito sono progettate per essere una protezione o un’assicurazione.

Ci sono condizioni associate?

L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID-19.

La linea di credito sarà disponibile fino alla fine del 2022.

Questo periodo potrebbe essere adeguato in caso di necessità, vista l’evoluzione della crisi.

Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarrebbero impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE.

Quando si dovrà rimborsare il prestito? Quanto costerà?

Un paese con un supporto per crisi pandemiche potrà richiedere di attingere dalla linea di credito precauzionale.

L’ESM può erogare denaro nell’ambito della linea di credito per un periodo di dodici mesi, che può essere prorogato due volte per sei mesi.

I prestiti avrebbero una durata media massima di 10 anni.

Il paese dovrà pagare un margine di 10 punti base all’anno e una commissione di servizio iniziale di 25 punti base.

Questo è inferiore ai prezzi indicati per le consuete linee di credito precauzionali di ESM e contribuirà a ridurre al minimo i costi del supporto per crisi pandemiche.

Cosa succederà dopo?

Dopo l’approvazione dell’Eurogruppo, il consiglio dei governatori del MES si riunirà per concordare la messa a disposizione del sostegno finanziario a tutti i paesi dell’area dell’euro. La prossima riunione è prevista per il 15 maggio.

L’uso dei fondi sarà monitorato e chi eseguirà tale compito?

Secondo il quadro dell’UE, gli Stati membri che beneficiano dell’assistenza finanziaria precauzionale del MES sono soggetti a sorveglianza rafforzata.

Questo compito è svolto dalla Commissione europea che si concentrerà sul monitoraggio e sugli obblighi di comunicazione sull’uso effettivo dei fondi per coprire i costi sanitari diretti e indiretti.

A tal fine, la Commissione non svolgerà missioni ad hoc oltre a quelle standard che si svolgono nell’ambito del semestre europeo.

La Commissione riferirà ogni trimestre al consiglio di amministrazione dell’ESM.

Qual è l’impatto sulle attività di finanziamento del MES?

Non vi è alcun impatto immediato sui nostri volumi e attività di finanziamento.

Comunicheremo il potenziale impatto sulle nostre attività di finanziamento quando dovremo affrontare la richiesta di un Paese.

La scadenza media massima concordata di 10 anni e le modalità concordate per gli esborsi ci consentiranno di utilizzare una vasta gamma di strumenti di finanziamento per aumentare le esigenze di finanziamento supplementari senza intoppi nel tempo.

In generale, un paese può prelevare fino al 15% dell’importo complessivo del sostegno alla crisi pandemica approvato per il rispettivo Stato membro in contanti al mese. È possibile che il MES fornisca liquidità aggiuntiva in relazione a un esborso particolare quando ha i fondi disponibili.

L’impegno a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi di COVID 19 offre la possibilità di finanziare il potenziale fabbisogno di liquidità aggiuntivo attraverso l’emissione di obbligazioni sociali.

QUI IL PIANO DI RISPOSTA E LA PROPOSTA:

https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/pandemic_response_plan.pdf

https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20200515_-_esm_bog_-_md_proposal_for_financial_assistance_-_draft.pdf

IL SSN COME MOTORE DI SVILUPPO PER LA RIPRESA DEL PAESE

La proposta dell’Eurogruppo di consentire agli Stati membri di accedere a un finanziamento per coprire le spese dirette ed indirette dovute alla pandemia pari al 2% del PIL alla fine del 2019, corrispondente a circa 37 miliari di euro per l’Italia, da restituirsi in dieci anni con il costo una tantum di 0,25% e un costo annuale di 0,005% e senza alcuna condizione appare una offerta alla quale non si può dire di no nell’interesse del SSN e dello stesso sistema Paese.

Si tratta di una opportunità irripetibile che offre un vantaggio diretto rappresentato dalla possibilità di rifinanziare in primo luogo l’art. 20 della legge 67/1988 (quello degli investimenti per l’edilizia ospedaliera e le apparecchiature) permettendo in primo luogo di recuperare gli antichi ospedali dismessi, testimoni della sanità italiana e di recuperarli per i servizi territoriali e per le cure intermedie;per completare i tanti ospedali in giro per l’Italia per destinarli a Residenze Sanitarie assistenziali pubbliche e ad attività di riabilitazione (motoria, respiratoria, cardiologica, ecc. oggi sottodimensionati); per acquistare le apparecchiature mancanti per abbattere le liste di attesa; per realizzare i reparti per le malattie infettive mancanti nelle province o per mettere a norma quelli esistenti, per creare più letti per gli acuti e in particolare per le terapie intensive; per fare le manutenzioni non fatte in tanti anni; per acquistare gli impianti per re-internalizzare i servizi di cucina, lavanderia, ecc.; per realizzare una prevenzione veramente efficiente, per attuare un servizio di emergenza sanitaria integrato pubblico, per realizzare le Case della Salute ancora mancanti, per implementare i servizi territoriali in molte parti ancora inesistenti o affidati ai privati; per digitalizzare realmente una volta per tutte tutti i dati ponendo fine alla cronica annuncite di qualche assessore e far funzionare la Cartella clinica digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico; dare ai cronici in comodato dei device che consentano al personale dei Distretti di seguire costantemente il loro stato di salute dando loro la consapevolezza di essere seguiti, ecc.

Grazie a questi investimenti il SSN potrà tornare ad essere un motore di sviluppo per il Paese, incrementando l’occupazione (al 31 dicembre 2017 secondo i dati del Ministero della salute il numero totale si era ridotto a 603.35 unità), ma potrà anche agevolare la nascita e lo sviluppo di industrie sanitarie (farmaci, apparecchiature, dispositivi medici) che crescendo potranno anche contribuire ad aumentare l’esportazione portando in positivo la bilancia dei pagamenti di questo settore.

Comunque l’industria sanitaria ha complessivamente una produzione del valore di € 42,9 miliardi, un settore di importanza strategica, secondo solo a quello alimentare, dando lavoro a circa 66.500 unità (dati tratti dal 15° Rapporto sanità del CREA di Tor Vergata).

Ma il risultato più importante sarà quello di migliorare la salute e la qualità della vita delle persone.