AUMENTATA LA SPESA DELLA SANITA’ DOPO L’ESTERNALIZZAZIONE DI MOLTI SERVIZI

Con l’introduzione dell’aziendalizzazione (1992) ha iniziato a farsi strada il principio manageriale del make or buy che consiste nella valutazione da parte dei dirigenti circa l’opportunità di gestire un servizio o una attività direttamente o di affidarlo a imprese esterne.

Viene fatto risalire al 1996 e in particolare alle Linee Guida del Ministero della sanità n. 2 l’avvio dell’outsourcing termine con il quale si intende il trasferimento, in base a un rapporto di tipo contrattuale, della produzione di servizi e attività strumentali, che in precedenza erano svolte al proprio interno, ad imprese private con il coinvolgimento di operatori portatori di risorse e competenze non presenti altrimenti nelle aziende sanitarie.

Di fatto i costi sono stati trasferiti dai capitoli relativi al personale (sui quali è stato imposto l’obbligo di riduzione della spesa) e all’acquisto di beni a quelli relativi alle forniture di servizi (sui quali non era stato posto alcun limite).

Il blocco del turn over e delle assunzioni attuato in questi anni con la scusa delle ricorrenti crisi economiche non ha fatto risparmiare nulla, ma anzi la spesa complessiva delle aziende sanitarie è aumentata (in qualche caso dal 2000 al 2018 – ultimo anno di cui il Ministero della salute mette a disposizione i dati) a causa dell’affidamento al’esterno di servizi (amministrativi e sanitari), attività e prestazioni che un tempo venivano effettuati in gestione diretta con il proprio personale dalle aziende sanitarie.

Non è servita neanche la spending review anche se qualche amministratore aveva cercato di fare fare qualche taglio.

Neppure nelle Regioni in Piano di rientro si sono avuti risultati apprezzabili.

Il Ministero dell’economia e delle finanze nel suo ultimo Rapporto (n.6/2018) sul monitoraggio della spesa ha rilevato solo un rallentamento dell’aumento della spesa.

A questo si aggiunga che la tanto declamata qualità dei servizi, che sarebbe dovuta arrivare con l’affidamento dell’esterno, in alcuni casi invece di migliorare è peggiorata.

Qualcuno si dovrebbe mettere la mano sulla coscienza per riparare ai danni fatti.

IN CINQUE MESI INVESTITI SULLA SANITA’ 5,845 Mld.

Il Ministro Speranza in un suo video ha illustrato i provvedimenti adottati con l’ultimo decreto legge che si aggiungono a quanto già fatto nei mesi precedenti: “Con i tre miliardi e 250 milioni di euro per la sanità stabiliti nel decreto rilancio si potrà rafforzare in maniera profonda e duratura il nostro Servizio sanitario nazionale. Tante cose contano, ma avere un SSN di qualità è la cosa che conta di più. Poter vivere in un Paese in cui se stai male non conta quanti soldi hai, non conta di chi sei figlio, non conta in che territorio vivi ma hai diritto a essere curato, penso che sia il valore più straordinario che dobbiamo tutti saper riconoscere e difendere con ogni energia”.

Qui si seguito le misure per il rilancio della salute pubblicate sul sito del Ministero:

TERRITORIO – 1.256 MILIONI

ASSISTENZA DOMICILIARE

Verranno implementate sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti al di sopra dei 65 anni di età passerà dagli attuali 610.741 soggetti, pari al 4% della popolazione over 65, a 923.500 unità, pari al 6,7%. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media OCSE, attualmente del 6%. Raddoppiati i servizi per la popolazione al di sotto dei 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15% della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3%. Risorse stanziate per personale e servizi 733.969.086 euro.

RETE TERRITORIALE E USCA 

Verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva in tutte le Regioni e le Province autonome a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti. Sul territorio, sarà aumentata la funzionalità delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA), deputate al supporto dei servizi di assistenza domiciliare, anche reclutando al loro interno medici specialisti ambulatoriali convenzionati. Risorse stanziate per personale e servizi 61.000.000 euro.

L’INFERMIERE DI QUARTIERE

Previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. A questo fine viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti, anche a supporto delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA). Risorse stanziate per le nuove assunzioni 332.640.000 euro. Si aumenta anche, con 10 milioni di euro, la disponibilità del personale infermieristico a supporto degli studi di medicina generale, per fronteggiare l’emergenza.

MONITORAGGIO DOMICILIARE

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare verrà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di app di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A tal fine, saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e telemedicina. Risorse stanziate per personale, infrastrutture e strumentazioni 72.271.204 euro.

ASSISTENTI SOCIALI

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’albo professionale. Risorse stanziate 14.256.000 di euro.  

STRUTTURE TERRITORIALI DI ISOLAMENTO  

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e province potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga. Verranno stanziati fondi per infermieri, operatori tecnici assistenziali, sanificazione, formazione del personale alberghiero, lavanderia, manutenzione delle strutture. Risorse stanziate 32.497.693 euro.

OSPEDALI – 1.467 MILIONI

COVID-HOSPITAL

Verrà incrementata e resa stabile la realizzazione di Covid-Hospital, un pezzo fondamentale nella strategia contro il virus, dal momento che gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio. Saranno strutture ad alto valore aggiunto in termini di innovazione, tecnologia e competenze, dedicati esclusivamente ai pazienti Covid-19. Che saranno curati da personale adeguatamente formato, all’interno di spazi strutturalmente distinti.

TERAPIE INTENSIVE E OSPEDALI MOBILI

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70%. A questi si aggiunge la predisposizione alla terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre, si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto di terapia intensiva, + 115% rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

TERAPIE SEMINTENSIVE  

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui, come detto, il 50% prontamente convertibile in terapia intensiva. Potranno, cioè, essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

PRONTO SOCCORSO

Tutti i pronto soccorso e DEA verranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture, l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.  

COVID-AMBULANCE

Verranno acquistati mezzi di soccorso H24 ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista/barelliere.

PERSONALE – 526 MILIONI

INCENTIVI AL PERSONALE SSN

Previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato. Risorse stanziate 190.000.000 euro.

RISORSE PER ULTERIORI ASSUNZIONI

Stanziati altri 241.000.000 euro da destinare a ulteriori assunzioni in ambito ospedaliero e SSN.

FORMAZIONE

Previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, pneumologia, malattie infettive e loro specialità equipollenti.

LA PROPOSTA DELL’ EUROGRUPPO PER DARE UNA RISPOSTA ALLA CRISI DELL’ECONOMIA CAUSATA DALLA PANDEMIA

Il 9 aprile 2020, i ministri delle finanze dell’area dell’euro (Eurogruppo) hanno deciso una risposta politica economica globale alla crisi COVID-19. Concretamente, sono state istituite tre importanti reti di sicurezza per lavoratori, imprese e sovrani, per un pacchetto di 540 miliardi di euro. L’ESM è la rete di sicurezza per i sovrani e fornisce un supporto per la crisi pandemica. Il 23 aprile, i capi di Stato dell’UE (Consiglio europeo) hanno approvato questo accordo. L’8 maggio, l’Eurogruppo ha concordato i dettagli allegati a questa linea di credito. 

Il 15 maggio, dopo le procedure nazionali, la linea di credito dovrebbe essere resa operativa dal Consiglio dei governatori del MES (il più alto organo decisionale del MES composto dai 19 ministri delle finanze dell’area dell’euro).

Allo scopo di contribuire a fare chiarezza ho ritenuto di riprendere alcuni dei passaggi dei documenti forniti dal MES che comunque troverete allegati.

Il credito concesso potrà essere utilizzato come segue:

-servizi sanitari, di cura e di prevenzione volti ad aiutare il settore sanitario a rispondere efficacemente alla pandemia di COVID-19, questi possono includere la parte della spesa sanitaria pubblica complessiva stimata direttamente o indirettamente per affrontare l’impatto di COVID-19 sull’assistenza sanitaria sistema, nel 2020 e nel 2021. Quindi interventi di ristrutturazione degli ospedali, strutture e servizi di assistenza territoriale, servizi di prevenzione, centri di cura e di riabilitazione, ambulatori, diagnostica, farmaceutici e cure a lungo termine;
-altri costi indiretti relativi all’assistenza sanitaria, alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi di Covid-19.

Alcuni si chiedono quale parte svolgerà il MES nella risposta dell’Europa alla crisi del COVID-19:

Per far fronte alla crisi del coronavirus, l’ESM istituirà un sostegno alla crisi pandemica, basato sulla sua linea di credito Enhanced Condition (ECCL) disponibile per tutti i paesi dell’area dell’euro.

Sarà disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni preliminari da parte delle istituzioni europee.

Questo fa parte di una risposta europea concertata, che include la Commissione europea con la sua rete di sicurezza per i lavoratori chiamata SURE e la Banca europea per gli investimenti con la sua rete di sicurezza per le imprese.

L’iniziativa SURE della Commissione fornisce finanziamenti agli Stati membri fino a un massimo di 100 miliardi di euro coprendo parte dei costi relativi alla creazione o all’estensione di programmi nazionali di lavoro a breve termine.

La Banca europea per gli investimenti offre sostegno di liquidità per aiutare le piccole e medie imprese colpite duramente con un pacchetto di sostegno di emergenza fino a 200 miliardi di euro.

Qual è la base affinché i paesi dell’area dell’euro possano beneficiare del sostegno del MES?

Le valutazioni preliminari della Commissione Europea relative ai rischi di stabilità finanziaria, solvibilità bancaria, sostenibilità del debito e sui criteri di ammissibilità per l’accesso al sostegno di crisi pandemica, hanno confermato che ogni Stato membro è idoneo a ricevere sostegno.

Su questa base, il sostegno alla crisi pandemica è disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro.

Tali valutazioni sono state eseguite dalla Commissione, in collaborazione con la Banca centrale europea (BCE) e in cooperazione con il MES.

Quanti soldi verrebbero messi a disposizione dei paesi?

L’accesso concesso sarà il 2% del prodotto interno lordo dei rispettivi Stati membri alla fine del 2019, come parametro di riferimento.

Per l’Italia corrisponde ad una somma pari a circa 36-37 miliardi di euro.

Se tutti i 19 paesi dell’area dell’euro dovessero attingere dalla linea di credito, ciò comporterebbe un volume combinato di circa 240 miliardi di euro.

Sebbene il sostegno sarà disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro, spetta a ciascuno Stato membro decidere se desidera richiederlo o meno.

Si prevede pertanto che saranno richiesti meno dei fondi teoricamente disponibili per € 240 miliardi.

E anche se un paese richiede la linea di credito, non è necessario prelevare fondi. Le linee di credito sono progettate per essere una protezione o un’assicurazione.

Ci sono condizioni associate?

L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID-19.

La linea di credito sarà disponibile fino alla fine del 2022.

Questo periodo potrebbe essere adeguato in caso di necessità, vista l’evoluzione della crisi.

Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarrebbero impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE.

Quando si dovrà rimborsare il prestito? Quanto costerà?

Un paese con un supporto per crisi pandemiche potrà richiedere di attingere dalla linea di credito precauzionale.

L’ESM può erogare denaro nell’ambito della linea di credito per un periodo di dodici mesi, che può essere prorogato due volte per sei mesi.

I prestiti avrebbero una durata media massima di 10 anni.

Il paese dovrà pagare un margine di 10 punti base all’anno e una commissione di servizio iniziale di 25 punti base.

Questo è inferiore ai prezzi indicati per le consuete linee di credito precauzionali di ESM e contribuirà a ridurre al minimo i costi del supporto per crisi pandemiche.

Cosa succederà dopo?

Dopo l’approvazione dell’Eurogruppo, il consiglio dei governatori del MES si riunirà per concordare la messa a disposizione del sostegno finanziario a tutti i paesi dell’area dell’euro. La prossima riunione è prevista per il 15 maggio.

L’uso dei fondi sarà monitorato e chi eseguirà tale compito?

Secondo il quadro dell’UE, gli Stati membri che beneficiano dell’assistenza finanziaria precauzionale del MES sono soggetti a sorveglianza rafforzata.

Questo compito è svolto dalla Commissione europea che si concentrerà sul monitoraggio e sugli obblighi di comunicazione sull’uso effettivo dei fondi per coprire i costi sanitari diretti e indiretti.

A tal fine, la Commissione non svolgerà missioni ad hoc oltre a quelle standard che si svolgono nell’ambito del semestre europeo.

La Commissione riferirà ogni trimestre al consiglio di amministrazione dell’ESM.

Qual è l’impatto sulle attività di finanziamento del MES?

Non vi è alcun impatto immediato sui nostri volumi e attività di finanziamento.

Comunicheremo il potenziale impatto sulle nostre attività di finanziamento quando dovremo affrontare la richiesta di un Paese.

La scadenza media massima concordata di 10 anni e le modalità concordate per gli esborsi ci consentiranno di utilizzare una vasta gamma di strumenti di finanziamento per aumentare le esigenze di finanziamento supplementari senza intoppi nel tempo.

In generale, un paese può prelevare fino al 15% dell’importo complessivo del sostegno alla crisi pandemica approvato per il rispettivo Stato membro in contanti al mese. È possibile che il MES fornisca liquidità aggiuntiva in relazione a un esborso particolare quando ha i fondi disponibili.

L’impegno a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi di COVID 19 offre la possibilità di finanziare il potenziale fabbisogno di liquidità aggiuntivo attraverso l’emissione di obbligazioni sociali.

QUI IL PIANO DI RISPOSTA E LA PROPOSTA:

https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/pandemic_response_plan.pdf

https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20200515_-_esm_bog_-_md_proposal_for_financial_assistance_-_draft.pdf

PIU’ SICUREZZA SUL LAVORO PER TUTTI GLI OPERATORI SANITARI

Il numero dei medici e del personale sanitario deceduto o contagiato dal coronavirus in questi giorni è cresciuto vertiginosamente.

I medici mori sono sono oramai trenta di cui diciassette medici di famiglia.

Picco di contagi anche tra il restante personale sanitario con quasi 5.000 unità colpite e poste in quarantena.

Il totale degli operatori sanitari italiani contagiati è superiore a quello della CINA.

Tutto questo nonostante il Consiglio dei Ministri avesse deliberato sin dal 31 gennaio l’emergenza dell’ epidemia da coronavirus e quindi regioni e direzioni generali delle aziende sanitarie fossero perfettamente al corrente della gravità della situazione.

Le norme per la tutela della sicurezza dei lavoratori (D.lgs 81/2008) impongono che il datore di lavoro coadiuvato dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione, dal medico competente, nonché previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza avrebbe dovuto provvedere all’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi (artt. 17,18 e 29 del D.lgs 81/2008), ma non risulta che tutti abbiano provveduto.

Nello stesso tempo il datore di lavoro avrebbe dovuto assicurare la corretta dotazione dei DPI (quelli che nel NHS sono chiamati Protective Individual Equipment) per il personale allo scopo di proteggerlo.

Solo grazie alle sollecitazioni dei sindacati è stato sottoscritto il 14 marzo un Protocollo per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della Sanità, dei Servizi socio sanitari e Socio assistenziali in ordine all’emergenza sanitaria da COVID-19.

Purtroppo in questo mese e mezzo il virus si è diffuso nelle strutture sanitarie pubbliche e private e non è noto quanti siano i soggetti asintomatici.

Probabilmente in qualche caso sarebbe necessario utilizzare DPI con un livello di protezione maggiore rispetto a quelli forniti, in questo senso si è espresso Nino Cartabellotta il quale suggerisce anche di sottoporre a tampone tutti gli operatori esposti al contagio.

Risulta che i parenti di uno dei deceduti si sarebbero rivolti a un avvocato per valutare la possibilità di chiedere un risarcimento attraverso un’azione legale.

La situazione è molto grave perché il governo, ma con lui anche le regioni e i direttori generali delle aziende potrebbero trovarsi di fronte a richieste di danni molto rilevanti.

NONOSTANTE LE DISPOSIZIONI EMANATE IN QUESTI ANNI I TEMA DI SPENDING REVIEW CRESCE LA SPESA DELLE AZIENDE SANITARIE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI

Nel corso degli anni, gli interventi in tema di contenimento e razionalizzazione della spesa sanitaria hanno interessato le diverse componenti della spesa dedicata al finanziamento del SSN.

In alcuni casi la spesa invece di diminuire è cresciuta.

L’Ufficio Studi della Camera – Affari sociali – welfare ha dedicato un ampio studio a questo problema e ha pubblicato qualche tempo fa un documento molto utile e interessante di cui riporto solo un breve stralcio.

La riduzione delle risorse è stata fronteggiata con la rimodulazione o l’introduzione di nuovi tetti di spesa, la parziale riorganizzazione della rete ospedaliera e un diverso sistema di acquisto e gestione dei beni e dei servizi in ambito sanitario. In questo ambito, rivestono particolare importanza anche le misure introdotte per il governo e il recupero dei disavanzi sanitari regionali e il monitoraggio delle politiche di risanamento.  Una situazione di particolare difficoltà è stata affrontata dal decreto legge 35/2019 (c.d. Decreto Calabria), il cui capo I è interamente dedicato a disposizioni speciali per la Regione Calabria, volte a ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario, nonché ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale secondo i relativi programmi operativi. Tutti gli interventi proposti si configurano come provvedimenti normativi straordinari, assunti per un periodo temporale limitato a 18 mesi, con i quali si intende accompagnare la sanità calabrese verso situazioni amministrative “normali”.  Il Decreto Calabria è anche intervenuto sul contenimento per la spesa del personale SSN e sul blocco del turn-over nonché sulle modalità assunzionali del personale medico. Su tali temi erano già intervenute le leggi di bilancio 2018 e 2019, confermando l’importanza della prosecuzione della spending review in sanità, iniziata nel 2011, con l’intento di recuperare le aree di inefficienza sia a livello gestionale che organizzativo.

Il Servizio sanitario nazionale (SSN) è responsabile di un terzo di tutta la spesa della Pubblica Amministrazione in beni e servizi. Si tratta di un volume di circa 30 miliardi di euro su un totale di quasi 90. Nei 30 miliardi (di cui 22 miliardi di spesa gestita attraverso Consip. Sul punto Consip sono inclusi sia gli acquisti di beni e servizi standard (ovvero quelli di uso comune a tutte le amministrazioni pubbliche, es. computer, energia, buoni pasto) sia la spesa specifica del settore sanitario (ad es. apparecchiature diagnostiche, dispositivi medici, farmaci).

La normativa in materia di controllo e razionalizzazione della spesa sanitaria, con riferimento ai beni e servizi, è stata inizialmente prevista dal D.L. 98/2011 che, all’articolo 17, comma 1, lettera a), ha disposto che l’ Osservatorio dei contratti pubblici,  presso l’A.N.AC.,  fornisse alle regioni un’elaborazione dei prezzi di riferimento in ambito sanitario riferita a prestazioni e servizi sanitari e non sanitari individuati dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) tra quelli di maggiore impatto in termini di costo a carico del SSN. Le misure di razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi sono state rafforzate dall’articolo 15, comma 13, lettera b),  del D.L, 95/2012 (Spending review) che ha attribuito carattere stringente all’adozione dei prezzi di riferimento, divenuti non solo strumenti operativi di controllo e razionalizzazione della spesa ma anche parametri di riferimento per la rinegoziazione dei contratti in essere. Infatti, a seguito della prima pubblicazione, nel luglio 2012, dei prezzi di riferimento di un set di beni sanitari e non (principi attivi, dispositivi medici, materiale di guardaroba, materiale di cancelleria) e dei prezzi relativi ai servizi di lavanderia, ristorazione e pulizia, è stato introdotto, proprio dal citato D.L. 9572012 ,  l’istituto della “rinegoziazione” da utilizzare per i contratti in essere di acquisto di beni e servizi in cui il prezzo contrattuale presentasse uno scostamento, superiore al 20%, rispetto al prezzo di riferimento, con il diritto di recedere dagli stessi contratti senza alcun onere a carico degli enti o aziende del SSN. Più in particolare, l’art. 15, comma 13, lettera a) della Spending review ha disposto la riduzione del 10 per cento dei corrispettivi per l’acquisto di beni e servizi (con esclusione dei farmaci ospedalieri) a partire dal 2013 e dei corrispondenti volumi d’acquisto per tutta la durata residua dei contratti, e l’obbligo per le aziende sanitarie di rinegoziare con i fornitori i contratti per l’acquisto di beni e servizi (con possibilità di recesso dagli stessi) qualora i prezzi unitari in essi previsti risultino superiori al 20 per cento rispetto ai prezzi di riferimento individuati dall’Osservatorio per i contratti pubblici. 

La documentazione completa si trova qui:

https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_controllo_spesa_sanitaria.html

SALTATA LA PROROGA DELLE QUOTE PREMIALI ALLE REGIONI CHE HANNO ISTITUITO LE CENTRALI UNICHE DI ACQUISTO PER IL SSR PRECEDENTEMENTE OGGETTO DI UN EMENDAMENTO AL DISEGNO DI LEGGE PER IL BILANCIO DELLO STATO

Palazzo Chigi

La Presidenza del Consiglio in data 6 dicembre ha inviato una proposta emendativa all’atto Senato 1586 contenente il disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022 che alla lettera a) del 4° comma prevede l’estensione al 2020 delle disposizioni contenute nell’art. 2, comma 67-bis, quinto periodo della legge 23 dicembre 2009, n.191 .

L’art. 67-bis. della legge 191/2009 stabilisce che “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro il 30 novembre 2011, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite forme premiali a valere sulle risorse ordinarie previste dalla vigente legislazione per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, applicabili a decorrere dall’anno 2012, per le regioni che istituiscano una Centrale regionale per gli acquisti e l’aggiudicazione di procedure di gara per l’approvvigionamento di beni e servizi per un volume annuo non inferiore ad un importo determinato con il medesimo decreto e per quelle che introducano misure idonee a garantire, in materia di equilibrio di bilancio, la piena applicazione per gli erogatori pubblici di quanto previsto dall’articolo 4, commi 8 e 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, nel rispetto del principio della remunerazione a prestazione. L’accertamento delle condizioni per l’accesso regionale alle predette forme premiali e’ effettuato nell’ambito del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali, di cui agli articoli 9 e 12 dell’Intesa 23 marzo 2005, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005. Per gli anni 2012 e 2013, in via transitoria, nelle more dell’adozione del decreto di cui al primo periodo, il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, stabilisce il riparto della quota premiale di cui al presente comma, tenendo anche conto di criteri di riequilibrio indicati dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Limitatamente all’anno 2013, la percentuale indicata all’articolo 15, comma 23, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e’ pari allo 0,30 per cento. Per l’anno 2014, per l’anno 2015 , per l’anno 2016, per l’anno 2017 ((, per l’anno 2018 e per l’anno 2019)), in via transitoria, nelle more dell’adozione del decreto di cui al primo periodo, il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, stabilisce il riparto della quota premiale di cui al presente comma, tenendo anche conto di criteri di riequilibrio indicati dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Limitatamente all’anno 2014, la percentuale indicata al citato articolo 15, comma 23, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, e’ pari all’1,75 per cento”.

Con l’attuale proposta si voleva garantire il riparto delle risorse alle regioni anche per il 2019 e il 2020 che altrimenti si sarebbero trovate in una situazione critica dal punto di vista finanziario, ma in una riunione di maggioranza è stato deciso di non approvare l’emendamento ma di inserire la questione in un decreto legge, il solito milleproproghe che come tutti gli anni viene presentato a fine anno.