IL GOVERNO PENSA DI POTENZIARE L’ASSISTENZA SUL TERRITORIO CON LE CASE DELLA COMUNITA’

La proposta di Recovery Plan, tra i progetti per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale è previsto un intervento denominato «Case della Comunità e presa in carico delle persone».

In occasione dell’esame da parte della XII Commissione della Camera in sede consultiva[1] la relatrice on.le Elena Carnevali ha spiegato che si tratta di un intervento volto a perseguire le seguenti finalità:
-Superare le disomogeneità regionali presenti nell’offerta di servizi di assistenza territoriale, soprattutto nelle zone rurali o svantaggiate;
-Realizzare strutture fisicamente identificabili «Case della Comunità», punto di riferimento dell’assistenza territoriale di prossimità, con funzioni di accoglienza e orientamento ai servizi di assistenza primaria di natura sanitaria, socio-sanitaria e sociale.

L’intervento intende garantire l’integrazione complessiva dei servizi assistenziali sociosanitari, fornendo prestazioni interdisciplinari quali percorsi di prevenzione, diagnosi e cura con approccio basato sulle differenze di genere, in tutte le fasi e gli ambienti della vita), rese attraverso la contiguità spaziale dei servizi e degli operatori, attraverso l’integrazione delle comunità di professionisti (équipe multiprofessionali e interdisciplinari) operanti secondo programmi e percorsi integrati, tra servizi sanitari (territorio-ospedale) e servizi sanitari e sociali.

Sarà identificato uno standard di riferimento comune.

Entro il 2022 è prevista la definizione di un action plan.

L’obiettivo è realizzare entro il 2026 una Casa della Comunità ogni 24.500 abitanti e si punta a realizzare 2.564 nuove Case della Comunità.

Il risultato atteso è la presa in carico di 8 milioni circa di pazienti cronici mono patologici e di 5 milioni circa di pazienti cronici multi patologici, assicurando una copertura degli assistiti over 65 pari al 10% rispetto all’attuale 4%.

Le risorse previste per tale intervento ammontano a 4 miliardi di euro.

Nel documento presentato mancano indicazioni circa l’organizzazione di queste strutture, della loro integrazione a livello distrettuale, dei rapporti con i medici di medicina generale.

E’ inutile parlare di riforma dell’assistenza territoriale se non si definisce cosa si vuole fare in concreto.

E’ indispensabile definire una organizzazione dell’assistenza distrettuale in cui medici di famiglia, pediatri di libera scelta, medici della continuità assistenziale, infermieri di famiglia, assistenti sociali, assistenti sanitarie visitatrici, USCA, ecc. lavorino insieme condividendo le cure del paziente.

Occorre definire anche l’interazione tra le Case della comunità, le Case della salute e i presidi per le cure intermedie.

Comunque in Italia esistono già molti esempi di “Case della comunità diffusi in Piemonte, Trentino, Abruzzo, con finalità prevalentemente sociale od abitativa come la Puglia (si veda la delibera del Comune di bari n. 218 del 2017) ecc.

Un elemento di confusione esiste con le “Case della salute” già esistenti in quasi tutte le regioni) che sono tutt’altra cosa.

[1]Seduta del 27 gennaio 2021

Autore: francobrugnola

Scrittore, mi occupo prevalentemente degli enti locali e di sanità, settori nei quali ho lavorato molti anni come dirigente.

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