IL “CORPORATE EUROPE OBSERVATORY” INDIVIDUA, NELL’IMPOVERIMENTO DELLA SANITA’ PUBBLICA A FAVORE DI QUELLA PRIVATA, LA CAUSA DELLE MORTI IN EUROPA

Più volte ho contestato il favore che in questi anni ha goduto l’esternalizzazione dei servizi da parte delle aziende sanitarie locali e di quelle ospedaliere , specialmente di quelli relativi all’assistenza sanitaria che è stata in larga parte privatizzata.

Ora è stato pubblicato da una organizzazione non governativa a livello europeo, il Corporate European Observatory un rapporto che mette a nudo le responsabilità di queste scelte che hanno comportato un notevole degrado della capacità delle strutture sanitarie degli Stati membri dell’UE di essere in grado di rispondere efficacemente all’aggressione del COVID-19. 

Alle strutture sanitarie pubbliche sono stati tagliati i posti letto (la percentuale di posti letto per acuti in Italia è stata ridotta allo 0,3 ogni mille abitanti, mentre in altri Paesi europei è di gran lunga superiore (il primo è il Principato di Monaco con 14 posti letto ogni mille abitanti) collocando l’Italia al 65° posto in questa triste graduatoria, subito dopo la Micronesia (https://www.indexmundi.com).

Non solo sono stati tagliati i letti, ma sono stati ridotti anche quelli delle terapie intensive, delle malattie infettive e delle pneumologie.

Secondo il Corporate Europe Observatory dai dati degli ospedali a quelli delle case di cura e alle case di riposo emerge come l’esternalizzazione dei servizi per l’assistenza sanitaria alle strutture private abbia degradato significativamente la capacità di rispondere in maniera efficace al COVID-19.

A questo si aggiunge il tristissimo primato delle morti nelle RSA e delle altre strutture per la lungodegenza e la riabilitazione.

Inoltre al momento dello scoppio dell’epidemia con la scusa dell’urgenza i posti letto per acuti sono stati trasformati in posti letto COVID sottraendo la possibilità di dare una risposta adeguata ai pazienti affetti da altre patologie anche gravi (cardiopatici, oncologici, ecc.).

I tagli ai bilanci della sanità oltre ai tagli dei posti letto ospedalieri hanno anche portato ad una notevole carenza di personale con conseguenti difficoltà a garantire anche il già ridotto standard del 3×1000.

Prima della riforma sanitaria l’autorizzazione del Medico Provinciale e poi la convenzione delle mutue alle case di cura venivamo concesse solamente a medici, ma ora sono tutte società a responsabilità limitata e società per azioni che mirano solo al profitto.

Talune case di cura per aumentare i guadagni hanno mantenuto bassi i costi assumendo troppo poco personale, che è spesso mal retribuito, non adeguatamente formato, con poca o nessuna retribuzione per malattia e senza altra scelta se non un lavoro occasionale in più strutture, contribuendo alla diffusione del virus.

Né vengono effettuati dalle Regioni e dalle aziende sanitarie locali controlli adeguati circa il rispetto degli obblighi di legge da parte delle case di cura .

Lo stesso avviene per le case di riposo che dopo l’autorizzazione del Sindaco dovrebbero essere anch’esse verificate annualmente sia da chi ha concesso l’autorizzazione che dalle stesse aziende sanitarie locali.

Naturalmente dell’attività di vigilanza delle aziende sanitarie è difficile trovare traccia nelle relazioni sulla Performance e l’OIV di turno non se ne accorge….

Autore: francobrugnola

Scrittore, mi occupo prevalentemente degli enti locali e di sanità, settori nei quali ho lavorato molti anni come dirigente.

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