LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE TRA COSTITUZIONE E AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA

Il diritto alla salute sancito dalla Costituzione con una norma prescrittiva trova sempre più difficoltà ad essere tutelato a causa dei costi processuali introdotti dall’amministrazione giudiziaria.

Infatti per poter difendere il loro diritto alla salute che dovrebbe essere tutelato dalla Repubblica (cioè da amministratori comunali, regionali e da governanti statali) sempre più spesso i cittadini e le loro associazioni sono costretti a rivolgersi ad un avvocato. Alla parcella dovuta al legale che in taluni casi accetta l’incarico pro bono, si aggiungono le spese processuali.

Si tratta del complesso delle spese dovute allo Stato per iscrivere a ruolo una causa (il contributo unificato introdotto dal DPR 115/2002), per le marche da bollo, per le spese di notifica, ecc.

Le spese processuali non sono dovute dai non abbienti, ma mentre sono previste esenzioni o riduzioni in alcuni casi, il legislatore non ha previsto alcuna esenzione per quanto riguarda la tutela della salute, il che rende talora ardua l’effettiva possibilità di difesa del diritto da parte dei cittadini che ne avessero necessità.

Il contributo unificato è diverso a seconda del tipo (civile, tributario, amministrativo) e del grado di giudizio (primo grado, impugnativa, Cassazione); il valore viene di norma aggiornato ogni anno.

In molti casi il costo è abbastanza elevato specialmente in rapporto al diritto tutelato dato che qui non si tratta di azioni relative ad affidamento di lavori, servizi o forniture ma della difesa della salute, inoltre può avvenire che vengano richiesti più contributi per la stessa vertenza nel caso in cui ad esempio la Regione o l’azienda sanitaria adottino nuovi provvedimenti connessi con l’atto impugnato con il ricorso principale.

Pertanto ad esempio per un ricorso al TAR dopo aver versato € 650,00 per il ricorso principale vengono richiesti altri € 650,00 dalla Segreteria nel caso di motivi aggiunti per impugnare un atto successivo con cui è stato annullato proprio quello oggetto del ricorso principale.

Al riguardo è emblematica la pronuncia della Corte di Giustizia Europea 6 ottobre 2015, Orizzonte salute, Causa C-61/14) che argomenta ai seguenti capoversi:

«72 – La percezione di contributi multipli e cumulativi nel contesto del medesimo procedimento giurisdizionale amministrativo, non si pone in contrasto, in linea di principio, né con ‘art. 1 della direttiva 89/665, letta alla luce dell’art. 47 della carta, né con i principi di equivalenza e di effettività.

73 – Una tale percezione infatti contribuisce, in linea di principio, al buon funzionamento del sistema giurisdizionale in quanto essa costituisce una fonte di finanziamento dell’attività giurisdizionale degli Stati membri e dissuade dall’introduzione di domande che siano manifestamente infondate o siano intese unicamente a ritardare il procedimento.

74 – Tali obiettivi possono giustificare un’applicazione multipla di tributi giudiziari come quelli oggetto del procedimento principale solo se gli oggetti dei ricorsi o dei motivi aggiunti sono effettivamente distinti e costituiscono un ampliamento dell’oggetto della controversia già pendente.

75 – Se la situazione non è in tali termini, l’obbligo di pagamento aggiuntivo di tributi giudiziari in ragione di tali ricorsi o motivi si pone invece in contrasto con l’accessibilità dei mezzi di ricorso garantita dalla direttiva 89/665 e con il principio della effettività».

In proposito esiste già giurisprudenza da parte di alcune commissioni tributarie: Commissione Tributaria Regionale per la Toscana, Collegio 1, Sentenza n. 197/1 del 17 febbraio 2020, secondo cui i motivi aggiunti che non introducono domande nuove ma che si limitano a recare nuove ragioni a sostegno delle domande già proposte non sono assoggettabili al pagamento del Contributo Unificato Tributario (CUT). Ai fini dell’applicazione di un nuovo contributo unificato è, infatti, necessario, come spiegato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, non un semplice ampliamento ma “un ampliamento considerevole” dell’oggetto della causa già pendente ed altre[1].

Anche i Tribunali Amministrativi regionali hanno affrontato la questione come ad esempio il TAR Sicilia, Catania, Sentenze 3 dicembre 2015, n. 2840 e 31 gennaio 2018, n. 262.

Dette sentenze sanciscono in modo ragionevole un principio di equità, stante anche la nota – ed ingiustificata – onerosità del contributo unificato che rischia di circoscrivere o creare limitazioni alla presentazione dei motivi aggiunti prevista dall’art. 43 del D.lgs 104/2010.

Il principio sancito dalla Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 6 ottobre 2015 (causa C-61/14) ha trovato diretta applicazione nel nostro ordinamento, stabilendo che il contributo unificato, in caso di proposizione di motivi aggiunti, non è connesso in modo automatico all’impugnazione di atti ulteriori e distinti da quelli già impugnati, ma al criterio dell’ampliamento della domanda, da rilevarsi nel caso concreto.

Purtroppo il Segretario generale della Giustizia Amministrativa che con una Circolare del 18 ottobre 2011 ha inteso dare attuazione alla normativa non ha ritenuto ancora di adeguarsi al principio fissato dalla Corte di Giustizia Europea.

Ci si augura che il Ministero della Giustizia possa porre rimedio al più presto a questa situazione prevedendo l’esenzione per chi presenta un ricorso per difendere il proprio diritto all’accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie.


[1] Commissione Tributaria Regionale di Genova, n. 633 del 20 maggio 2019; Commissione Tributaria provinciale di Roma, Sezione XV, Sentenza n. 3168 in data 4 maggio 2020; Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, Sezione 4, Sentenza n. 1126 in data 20 settembre 2017; Commissione Tributaria Provinciale di Genova, Sezione 4, Sentenza n. 346 in data 23 febbraio 2017; Commissione Tributaria Provinciale di Milano, Sentenza in data 4 aprile 2019; Commissione Tributaria Provinciale di Pisa, Sezione 1, Sentenza n. 279 in data 23 luglio 2016;

Autore: francobrugnola

Scrittore, mi occupo prevalentemente degli enti locali e di sanità, settori nei quali ho lavorato molti anni come dirigente.

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