L’ANNUALE RAPPORTO DELLA RGS SUL MONITORAGGIO DELLA SPESA SANITARIA

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha appena pubblicato il Rapporto n. 7 sul Monitoraggio della spesa sanitaria 2020.

Nelle premesse del Rapporto si afferma che il mantenimento degli standard qualitativi raggiunti rende indispensabile affrontare il tema della sostenibilità dei costi del sistema sanitario pubblico in presenza di livelli di finanziamento condizionati dai vincoli finanziari necessari per il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria. Ciò richiede che si prosegua nell’azione di consolidamento e di rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del SSN, in coerenza con l’azione svolta negli ultimi anni.

Gli interventi più significativi del processo di riforma che hanno interessato il SSN in questi anni hanno riguardato: la sottoscrizione di specifiche Intese tra Stato e Regioni, con finalità programmatiche e di coordinamento dei rispettivi ambiti di competenza, l’introduzione ed il potenziamento di un sistema di rilevazione contabile economico-patrimoniale, l’attivazione di specifici Tavoli di verifica degli equilibri finanziari e della qualità delle prestazioni erogate dal settore sanitario.

Secondo il Rapporto “l’attività di analisi e monitoraggio della gestione della spesa sanitaria a livello regionale ha dimostrato che una gestione non efficiente delle risorse finanziarie in campo sanitario, oltre a determinare rilevanti disavanzi, comporta molto spesso una cattiva qualità dei servizi assicurati ai cittadini. Ne è una conferma il fatto che in tutte le regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari si è registrato, contestualmente alla riduzione del disavanzo, anche un miglioramento nell’erogazione dei LEA, seppure in misura non uniforme e con diversa velocità. Queste evidenze rafforzano l’esigenza di un monitoraggio costante dell’andamento della spesa sanitaria, nonché l’esigenza di individuare le pratiche migliori che emergono nei diversi modelli organizzativi presenti a livello regionale, favorendone la diffusione”.

Passando all’analisi della spesa il Rapporto pur rilevando una sostanziale stabilità dei singoli fattori di spesa ha rilevato come i consumi intermedi siano stati caratterizzati nell’ultimo quinquennio da un aumento del proprio peso relativo.

Questo dato dimostra come il blocco delle assunzioni sia stato aggirato da quasi tutti i direttori generali affidando oramai la quasi totalità dei servizi ad imprese esterne con un costo complessivo di 33.800 milioni di euro nonostante la centralizzazione degli acquisti.

Questo è avvenuto nonostante fosse stata introdotta dal 2013 la riduzione del 10% degli importi e delle prestazioni relative a contratti per la fornitura di beni e servizi ( DL 98/2011, art. 17 comma 1, lett. a)

Molto interessante è la parte del rapporto dedicata alle regioni sottoposte a Piano di Rientro.

Al riguardo, non è inopportuno ricordare che la legge 311/2004 ai commi 169-199 ha introdotto norme per regolare il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario delle regioni che presentavano un disavanzo nella gestione della sanità, stabilendo in particolare al comma 180 che “La regione interessata, nelle ipotesi indicate ai commi 174 e 176, anche avvalendosi del supporto tecnico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, procede ad una ricognizione delle cause ed elabora un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio. I Ministri della salute e dell’economia e delle finanze e la singola regione stipulano apposito accordo che individui gli interventi necessari per il perseguimento dell’equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e degli adempimenti di cui alla intesa prevista dal comma 173. La sottoscrizione dell’accordo è condizione necessaria per la riattribuzione alla regione interessata del maggiore finanziamento anche in maniera parziale e graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva attuazione del programma”.

Il Capitolo 5 del Rapporto è interamente dedicato ai Piani di Rientro: il Punto 5.3 tratta dei principali interventi previsti nei Piani di Rientro che possiamo così riassumere:

-misure di contenimento del costo del personale (per esempio blocco del turn over) → intervento da realizzarsi in relazione agli ingenti esuberi di personale ovvero alla necessità di razionalizzare il fattore lavoro;
-rideterminazione fondi contrattazione integrativa aziendale e piante organiche → intervento di sistema volto a garantire l’equità rispetto alla categoria e alle mansioni svolte;
-efficientamento nel modello di acquisizione dei beni e servizi in particolare prodotti farmaceutici ed altri beni sanitari → intervento strutturale di efficientamento;
-rideterminazione dei posti letto ospedalieri per acuti e post acuti ai fini del rispetto dello standard nazionale → intervento di adeguamento al fabbisogno ritenuto congruo a livello nazionale;
-potenziamento dei controlli sull’inappropriatezza → intervento di sistema volto a recuperare risorse impiegate improduttivamente dal punto di vista sanitario;
-riorganizzazione della rete ospedaliera → intervento strutturale di medio-lungo periodo. Costituisce il vero salto di qualità del sistema;
-determinazione tetti di spesa e budget per i soggetti erogatori privati → intervento volto a garantire la programmazione delle cure nell’ambito delle risorse e ad evitare l’insorgere di contenziosi;
-protocolli di intesa con le università → superamento dei policlinici universitari pubblici a gestione diretta con la creazione delle aziende miste che rispondano alle esigenze del SSR come parte di esso;
-potenziamento dei servizi territoriali → intervento strutturale di medio-lungo periodo. È la vera sfida sull’efficientamento dei servizi sanitari per garantire i LEA;
-potenziamento dei sistemi di monitoraggio aziendale e regionale → intervento urgente al fine di portare avanti le riforme strutturali del sistema e consolidare la cultura della programmazione e del monitoraggio;
-certificazione della posizione debitoria e conseguenti operazioni di pagamento → intervento volto a chiudere le ingenti posizioni debitorie passate che altrimenti avrebbero potuto compromettere l’attuazione degli interventi sulla gestione corrente futura.

Se in astratto si trattava di interventi condivisibili, nei fatti in molti casi si è inciso direttamente o indirettamente sui Livelli Essenziali di Assistenza mentre come abbiamo visto in questi anni la spesa per beni e servizi è aumentata ugualmente.

A questo proposito il Rapporto ricorda come il Patto della salute 2019-202, per il quale è stata sancita Intesa in Conferenza Stato-Regioni il 18 dicembre 2019, abbia introdotto, a partire dall’anno 2020, uno specifico piano denominato “Intervento di potenziamento dei Lea”, legato alla valutazione, da parte del Comitato LEA, dei dati presenti nel Nuovo Sistema di Garanzia (NSG). In particolare è previsto che qualora si registri nel medesimo anno una valutazione insufficiente in tutti e tre i macro-livelli di assistenza la regione, valutata inadempiente, è tenuta alla elaborazione di un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, ai sensi dell’art. 1, comma 180, Legge 30 dicembre 2004, n. 311, e operano tutte le norme vigenti in materia di piani di rientro.

Autore: francobrugnola

Scrittore, mi occupo prevalentemente degli enti locali e di sanità, settori nei quali ho lavorato molti anni come dirigente.

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